Quale circo è possibile nel 2019?

Quale circo è possibile nel 2019?

11 Luglio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Fin da piccoli siamo sempre rimasti affascinati dal circo. Acrobati, pagliacci, mangiatori di fuoco, animali esotici. Proprio su questo punto ormai si dibatte da anni in Italia e in Europa. Al di là degli animalisti in fermento molti rapporti e statistiche hanno evidenziato come anche il pubblico italiano, in un 71,4%, sia contrario all’uso di animali nei circhi. Di fatto ci vorrebbe un aggiornamento della legge italiana che è timida nell’arrivare, visto che si fa riferimento ancora ad una normativa del 1968. 

Un altro dato di fatto è che i circhi con gli animali in Italia sono in grave crisi economica, come rileva il Rapporto 2017 dell’Istituto di Ricerca Censis, tanto da ripendare la riconversione di questo settore in maniera urgente per poter dare un futuro occupazionale diverso e senza animali. In Italia non esistono restrizioni quantitative o di specie all’uso di animali nei circhi, i quali possono contare anche su finanziamenti pubblici erogati ogni anno direttamente a specifiche strutture circensi dal Ministero dei Beni Culturali, Spettacolo e Turismo. Nel nostro Paese non esiste un Registro Nazionale pubblico che evidenzi quanti animali sono detenuti nei circhi, in quali circhi e quanti circhi siano registrati sul territorio nazionale. Rimane anche ignoto, almeno al pubblico, quale sia il tasso di riproduzione degli animali nei circhi italiani. La LAV ha stimato, tramite un monitoraggio sul territorio, che attualmente ci sono circa 2000 animali detenuti in poco più di 100 circhi, rilevando inoltre che i circhi italiani detengono un numero elevatissimo di animali provenienti da specie in via di estinzione quali elefanti, tigri e leoni, ippopotami, rinoceronti e altri.

Quello che è certo che i circhi viaggiano continuamente in Italia e all’estero, trasportando per migliaia di chilometri animali in gabbie e camion e forzandoli ad esibirsi e fare spettacoli per sopravvivere in condizioni che non hanno nulla in comune con le loro esigenze etologiche. I circhi a volte cambiano nome e insegne, o si raggruppano tra loro, spesso possono affittare animali da altri circhi o spettacoli. I controlli e la tracciabilità sono quindi particolarmente difficili. Nonostante siano passati 45 anni e il modo in cui la società si rapporta agli animali sia radicalmente cambiato in molti settori, oggi la Legge di riferimento sui circhi è quella di sempre, Legge n.337 del 1968 ‘Disposizioni sui circhi equestri e sullo spettacolo viaggiante’. 

D’altro canto però, i circensi sostengono nella loro esperienza di amare gli animali e di trattarli con affetto, poiché più l’animale è in salute più sarà attivo negli spettacoli e comunque resta un investimento economico non indifferente. Molti domatori raccontano che nei loro metodi educativi non c’è traccia di violenza. Le fruste vengono utilizzate solo per il particolare rumore che fanno e solo in momenti di pericolo per il domatore stesso. Altrimenti si fa affidamento a tecniche di addestramento, non molto differenti da quelle delle scuole cinofile. Poi si apre il dibattito sulla natura degli animali: da un lato la Lav e altre associazioni sostengono che anche se un animale sia cresciuto in cattività mantenga il proprio istinto, mentre i domatori più esperti sottolineano come questo aspetto non sia più presente. 

Rimane la riflessione sul fatto che una forma d’arte come quella circense sia ancora adatta ai tempi che corrono. Sono davvero ancora necessari gli animali per creare l’atmosfera di magia e stupore che solo il circo era capace di creare?