Quei cinque euro che valgono una vita: quella di Elisa, di Alberto, di tutti

Quei cinque euro che valgono una vita: quella di Elisa, di Alberto, di tutti

11 Luglio 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Ogni bambino ha qualcosa che ti appartiene, qualcosa in cui ti rivedi, ti riconosci. Alberto racconta così il suo lavoro. Sarebbe banale, spiega, dire che della mia professione mi piace che serve a fare del bene a qualcuno.

E ascoltarlo, mentre racconta di ciò che fa, sembra dare la motivazione per la quale un suo gesto è diventato ‘virale’: non so bene cosa sia successo, dice, non so perché un mio così semplice post su Facebook sia diventato così famoso. Forse, continua Alberto, le persone non si aspettano che ci sia qualcuno disposto a ridare indietro cinque euro…

Cinque euro. È una banconota la protagonista di questa storia. Alberto Di Micco, 35 anni, pedagogista di Roma, si trovava in un supermercato di San Giorgio a Liri – in provincia di Frosinone -, dove ha ricevuto una banconota da cinque euro in resto. Su quella banconota, che ancora oggi conserva, è riportata una scritta sulla facciata “alla mia piccola Elisa”; sul retro, si legge “per il tuo dentino caduto, la Fatina”.

Alberto se n’è accorto una volta a casa, facendo i banali calcoli del resto ricevuto: tutto è iniziato in quel preciso momento.

Ogni bambino ha qualcosa che ti appartiene. 

Ed è qui che si rivela di nuovo questa magia.

La calligrafia di una persona anziana, tendenzialmente femminile, mi ha fatto pensare – dice Alberto – al regalo di una nonna per la sua nipotina. E Alberto si emoziona, nel dirlo. Perché pensa alla sua nonna, a come lei gli ha insegnato il francese, alle estati passate insieme, al modo in cui erano in simbiosi. Oggi la sua nonna la scopre dentro di sé, in tutto ciò che lui ha assorbito da lei, in tutto ciò che lei ha indirettamente influenzato, come le preferenze dei cibi.

In quella banconota non c’è solamente la storia di una nonna che fa un regalo alla nipotina per il suo dentino caduto. In quella banconota c’è la storia d’infanzia di Alberto, c’è la vita che probabilmente chiunque ha vissuto e che, indipendentemente da ogni cosa, ricorda sempre con nostalgia.

Mi sono chiesto perché quel cinque euro sia arrivato proprio a me, dice Alberto. Non è un caso, aggiunge.

È troppo fatalista pensare che se fosse arrivata tra le mani di qualcun altro, questa storia con tutta probabilità non si sarebbe conosciuta? Quale storia, poi? Quella del dentino di Elisa, quella del legame di Alberto con la sua nonna o quella che ognuno di noi può ritrovare, immergendosi in questo accaduto?

Alberto, come dicevamo, si domanda anche come sia possibile che un suo semplice post abbia avuto così tanto successo: io ho messo la foto di quella banconota su un gruppo chiuso su Facebook di San Giorgio a Liri, racconta, non pensavo potesse smuovere l’emotività di così tante persone.

Forse è questo il motivo per cui la banconota è arrivata a lui. Forse è il tramite attraverso il quale oggi riusciamo a fermarci e a riflettere su ciò che è stato, a fantasticare su ciò che potrebbe essere, a ricordare le nostre Fatine dei Dentini. Ma soprattutto forse Alberto è il tramite attraverso il quale riusciamo a immedesimarci nell’altro, che sia Elisa o che sia il 35enne stesso: avrei fatto la stessa cosa?, ci chiediamo. O ci sarei passato sopra con indifferenza, magari con un pizzico di tenerezza, certo, ma dimenticando qualche ora dopo e inserendo il cinque euro in un qualsiasi distributore automatico.

L’empatia. È questo che il gesto di Alberto risveglia in noi.

E senza accorgersene è proprio “l’empatia” la risposta che dà, quando gli si chiede cosa gli abbiano insegnato i bambini in questi anni da pedagogista.

Alberto conserva quella banconota perché davvero vorrebbe che tornasse a Elisa, alla quale, dice, vorrei consigliare di conservarla.

Nessuno può sapere se effettivamente quei cinque euro torneranno alla proprietaria: ma hanno davvero una proprietaria? E se quella banconota, oggi, fosse un po’ di tutti grazie a quello che è capace di risvegliare?

Un passo del Piccolo Principe, il libro di Antoine de Saint-Exupéry, recita: tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano.

Forse è questo il motivo. Tornare a ricordare.

E quando Alberto si stupisce, dicendo che lo scalpore deriva dal fatto che nessuno si aspetta che qualcuno voglia ridare cinque euro indietro… Certo, è possibile. Ma magari non si tratta di scalpore. Si tratta di bisogno: c’è bisogno di amore, di emozione. E tutto questo lo dimostra.