Tennis e rabbia: quanto uno sport da signori può trasformare in cafoni?

Tennis e rabbia: quanto uno sport da signori può trasformare in cafoni?

11 Luglio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Il tennis, nell’immaginario collettivo, risulta essere uno sport da signori. Almeno sulla carta. In realtà è capace di tirare fuori il peggio degli atleti. Ultimo caso, quello di Fabio Fognini. In risalto non tanto la sua prestazione fisica, quanto l’imprecazione “anti-Wimbledon” pronunciata nel corso del match perso contro lo statunitense Tennys Sandgren. Sotto di due set l’italiano, frustrato anche dal fatto di giocare in uno dei campi più disturbati, il n.14, ha sbottato: “Maledetti inglesi, dovrebbe cadere una bomba su questo circolo”. Per il momento l’organizzazione dei Championships non ha assunto nessuna posizione ufficiale, evitando ogni commento.

“Se qualcuno si è offeso chiedo scusa, ma non ho altro da aggiungere”. Così Fabio Fognini ha risposto a chi gli chiedeva un commento sulle imprecazioni anti-Wimbledon nel corso del match perso con Tennys Sandgren. Sotto di due set l’italiano ha sbottato con la frase già citata. Fognini ha voluto spiegare la sua frustrazione: “In campo un agonista molte volte sbaglia, si è frustrati, ed io lo ero perché non stavo giocando come volevo. Se si è offeso qualcuno chiedo scusa, ma è tutto qui”.

L’etichetta di ‘bad boy’ l’ha sempre respinta e rifiutata, ma Fabio Fognini c’è cascato ancora. Dopo le sceneggiate ai giudici di linea, le sfuriate all’indirizzo di arbitri e avversari, ecco la nuova, ultima follia del tennista ligure colto da un audio a Wimbledon mentre offende il pubblico di casa nel corso del match, poi perso, contro Tennys Sandgren. Resta il fatto che non è la prima volta che l’azzurro perde le staffe, complice un atteggiamento nervoso che lo porta sempre a battibeccare con qualcuno, soprattutto quando le cose non girano. Famosa resta anche una litigata, sempre a Wimbledon nel 2013, con l’arbitro Pascal Maria che gli costò anche una multa salatissima. La più scontata definizione possibile per questo tennista classe ’87 è “genio e sregolatezza”. Anche mentre scalava la classifica mondiale del tennis, la brutta abitudine di comportarsi da “cattivo” Fognini non l’ha persa, anche se nel frattempo ha dimostrato di avere i colpi per giocarsela con tutti. Così, se da una parte ha cominciato a mietere vittorie e entrare nell’Olimpo mondiale, dall’altra non riesce a scrollarsi di dosso l’etichetta della follia che qualche volta lo accompagna. 

Come è accaduto anche con lo ‘”zingaro di m..” urlato a Filip Krajinovic ad Amburgo qualche anno fa, agli insulti al papà Fulvio a Montecarlo nel 2014, al dito medio mostrato al pubblico di Shanghai dopo il match perso contro uno sconosciuto cinese. Ad Amburgo nel 2015 a fare le spese del nervosismo del ligure fu anche Rafa Nadal: in quell’occasione Fabio non se la prese direttamente con lo spagnolo ma con lo zio Toni e il suo coaching non autorizzato. A Parigi-Bercy Fognini perse contro Lucas Pouille e nel corso del match ha discusso animatamente con il giudice di sedia brasiliano che alla fine gli negò la stretta di mano. Una delle poche volte nella storia del tennis.

In realtà il tennis è capace di tirare fuori il peggio degli atleti. Celebri sono state le sfuriate di John Mcenroe. Ad esempio, una crisi di nervi non gli impedì di vincere il torneo di Stoccolma nel 1984. A seguito del suo più celebre suo sfogo fu squalificato per 21 giorni dall’ATP e dovette pagare una multa di 7500 dollari. Più recentemente e fuori dall’agonismo, nel 2008 fu espulso per insulti al giudice arbitro: era la Hall of Fame Champions Cup, un circuito di vecchie glorie. 

È stato coniato anche un termine per identificare la rottura della racchetta. Si parla di Racket Abuse quando un tennista, durante una partita o nelle pause, rompe volontariamente la propria racchetta. Questo comportamento viene normalmente punito dagli arbitri. Nel 2017 il marchio giapponese Yonex ha inserito una clausola nel contratto con i suoi testimonial che prevede la riduzione del compenso dovuto per ogni racchetta distrutta. L’ex n° 1 del mondo Marat Safin, oggi deputato del parlamento russo, è ricordato da tutti non solo per il suo talento in campo, ma anche per il suo carattere imprevedibile e le sue scenate improvvise. Nella sua lunga carriera ha distrutto ben 1.055 racchette. L’ATP, due anni prima del ritiro agonistico, ha consegnato a Safin un premio molto particolare per commemorare il numero esatto di attrezzi distrutti dal campione. Il cipriota, Marcos Baghdatis, detiene un altro record: maggior numero di racchette distrutte nel minor tempo. Il tennista, colpito da un raptus di rabbia, ha distrutto ben 4 racchette nel giro di 25 secondi durante gli Australian Open 2012.