Universiadi: la carica rosa della gioventù che ci piace

Universiadi: la carica rosa della gioventù che ci piace

11 Luglio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Daisy Osakue ha avuto la sua rivincita. Ha vinto la medaglia d’oro nel lancio del disco alle Universiadi di Napoli 2019. La 23enne piemontese ha battuto la tedesca Claudine Vita e la lituana Zarankaite, grazie a un lancio di 61,69 m. Un anno fa, però, Daisy Osakue saliva ai clamori delle cronache nazionali a causa di un’aggressione inizialmente ritenuta a sfondo razziale. La giovane atleta venne infatti colpita da un uovo lanciato da un’auto a Moncalieri, in provincia di Torino, mentre stava rientrando in casa. Il guscio dell’uovo le aveva abraso la cornea, facendole uscire del liquido sulla retina, e le aveva fatto rischiare di saltare gli Europei di atletica a Berlino del 2018, dove però la Osuake arrivò poi quinta, gareggiando a soli 10 giorni dall’aggressione. L’aggressione, tuttavia, non avvenne per motivi razziali, ma per «noia», secondo quanto raccontato dai tre 19enni di Moncalieri. L’oro di Daisy insegna che “la noia” non esiste se si ha un obiettivo nella vita e la grinta per “aggredire” i propri sogni.

Un altro bell’esempio arriva anche da un’altra medaglia d’oro, questa volta nella ginnastica artistica. Parliamo di Carlotta Ferlito, la ginnasta catanese che ha conquistato le Universiadi di Napoli. Nella specialità corpo libero, ha sbaragliato la concorrenza e preceduto sul podio la giapponese Aiko Sugihara e la russa Uliana Perebinosova. Al termine dell’esibizione, la Ferlito si è emozionata e ha dichiarato: «La gara è andata molto bene, forse potevo fare qualche arrivo più pulito ma è bastato per vincere la medaglia d’oro. Io sono terrona dentro, mi trovo meglio con le persone espansive. Il pubblico a Napoli è pazzesco, ho gareggiato in palazzetti più grandi ma il calore che ho provato qui non l’ho mai trovato da nessuna parte». La giovane, classe 1995, non ha rinnegato di certo le sue origini, anzi le ha sottolineate quasi a ricordare che non dovrebbe esistere un’Italia di fascia a e una di fascia b. 

Poi abbiamo il trionfo della scherma, delle squadre maschili e femminili, oltre che dei singoli come  Erica Cipressi. Nell’ultimo turno del fioretto femminile, la Cipressi si è imposta in una gara senza storia sulla francese Morgane Patru (15-3), regalando all’Italia il primo oro delle Universiadi 2019. Fiammetta Rossi ha conquistato una medaglia d’argento nel Trap nella gara vinta dall’atleta di Taipei Liu Wan-Yu. A ruota seguono i bronzi di Camilla Mancini nel fioretto e del trio italiano della ginnastica artistica con Carlotta Ferlito, Lara Mori e Martina Rizzelli, brave a salire sul podio dietro il Giappone e la Russia al PalaVesuvio.

Una generazione di sportivi che cerca di sdoganare i propri sport e di mandare, anche inconsapevolmente messaggi forti e chiari. Oltre al “girl power” che ha investito il medagliere, anche l’esempio che questi studenti, lavoratori e sognatori trasmettono ad ogni stoccata, lancio, colpo, acrobazia. Quasi a ricordarci che lo sport è proprio anche questo: un’immensa fabbrica di sogni.