Guidoni: “Lo sbarco sulla Luna ci ha portato ad essere la civiltà che siamo”

di Deborah Villarboito –

Umberto Guidoni è uno degli alfieri dell’Italia pionieristica. Due missioni spaziali sulle navette “Columbia” (1996) ed “Endeavour” (2001), il primo europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale, il terzo astronauta italiano in ordine cronologico. Non ha incertezze quando si parla si sbarco sulla Luna: «Non credo proprio che ci siano dubbi in proposito, sia per le immagini che abbiamo visto in diretta 50 anni fa, quelle che c’erano e che fanno parte del repertorio della storia e delle avventure spaziali, sia per la testimonianza dei protagonisti che ci sono andati. Ci sono tonnellate di documenti ufficiali. Ai tempi delle missioni lunari, intorno agli anni ’67-’68, più di 400mila persone lavoravano al progetto Apollo. È davvero improbabile che tutti quanti facessero parte di un complotto. Credo che adesso che torneremo sulla Luna, nei prossimi 4-5 anni, avremo modo di dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, di quello che è rimasto sulla Luna, gli esperimenti che sono stati portati dall’Apollo, i resti dei veicoli atterrati, persino le tracce delle passeggiate che i 12 uomini che hanno camminato sul suolo lunare hanno lasciato».

Ci si chiede dunque perchè non ci siano mai stati altri tentativi: «Non si è tornati sulla Luna perchè era difficile in quegli anni. Quelle imprese erano fortemente legate alla gara che era stata ingaggiata tra russi e americani per il predominio tecnologico nello spazio. I russi avevano battuto gli americano in quasi tutte le prime fasi: dal primo satellite, al primo uomo, alla prima donna e così via. Il presidente Kennedy nel ’61, quando ancora nessun americano aveva volato nello spazio, annunciò questa sfida: “Noi andremo sulla Luna per primi”. Quindi sulla spinta di questa decisione, poi fu lanciato il programma Apollo, molto costoso per il tempo, soprattutto con tecnologie appena sufficienti per raggiungere lo scopo. Quindi una volta arrivati, vinta la battaglia, non avrebbe avuto senso continuare, sia perchè i rischi erano davvero tanti, i tenici della Nasa davano come percentuale di successo il 50% per il primo allunaggio, sia per i costi che erano assolutamente enormi per il tempo e non potevano essere sostenuti a lungo».

Inoltre, continua Guidoni: «Non si è tornati perchè le probabilità erano altre e gli investimenti nello spazio sempre minori. Negli anni del progetto Apollo il finanziamento alla Nasa era circa il 5% dell’intero prodotto nazionale degli Stati Uniti. Oggi è un decimo, meno dello 0,5%. non ci sono le risorse per poterlo fare e soprattutto non è tra le priorità. La priorità era vincere la gara, non tanto stabilire una base sulla Luna. Nei prossimi anni invece le cose cambieranno perchè le priorità sono cambiate di nuovo, Trump ha dato alla Nasa un’indicazione molto chiara: “Bisogna tornare sulla Luna entro cinque anni”. Quindi entro probabilmente il 2024 rivedremo uomini e donne rimettere il piede sul suolo lunare. La Cina ha anche dimostrato la sua tecnologia e la sua capacità di poter atterrare autonomamente sulla Luna, anche se al momento non con gli esseri umani, ma sarà così in futuro. Addirittura anche i privati non nascondono l’obiettivo di andare sulla Luna per trovare risorse importanti dal punto di vista dei minerali e anche per il turismo. Ci sono oggi delle ragioni per tornare sulla Luna, anche se io immagino sempre che sia solo un punto di passaggio, perchè l’obiettivo vero è Marte che però è un pochino più lontano».

Sicuramente un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo avanti per l’umanità: «Lo sbarco sulla Luna è stato un obiettivo che per molti secoli gli uomini hanno sognato nella letteratura, nella filosofia e che poi si è materializzata grazie alle tecnologie, anche se insufficienti degli anni ’60. quando gli uomini sono sbarcati sulla Luna, la Terra si è fermata a guardare. Più di un miliardo di persone ha assistito in diretta allo sbarco e devo dire che forse è stato il primo evento trasmesso a livello planetario insomma, anche perchè le tecnologie spaziali avevano permesso di mettere in orbita i primi satelliti per telecomunicazioni. Quindi è stato davvero l’inizio di un’era che per noi è normale, ma che in quel tempo non lo era. Fu la prima volta che la Rai trasmise per 20 ore di continuo una trasmissione no stop. Oggi siamo abituati a questo. Credo che sia davvero cambiata la storia, un evento che ha segnato un cambiamento epocale. Secondo me, il valore vero, è quello di dire che l’uomo continua l’esplorazione che ha cominciato migliaia di anni fa e che l’hanno portato ad essere la civiltà che conosciamo. Senza l’esplorazione, senza la voglia di vedere che cosa c’è oltre probabilmente non saremmo in grado oggi di avere tutte le tecnologie che conosciamo. Lo spazio ci aiuterà anche in futuro. L’esplorazione della Luna, di Marte, sarà un po’ l’equivalente di migrazioni che ci sono state nei secoli precedenti. Le prossime generazioni saranno esploratori che porteranno avanti questo sogno dell’umanità».

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