La corsa allo spazio non è mai finita – Un’armata spaziale per Macron e Trump

di Federica Pirola  –

Sono tutti ai posti di blocco. C’è tensione nell’aria. Finalmente inizia la gara e sembra che abbia la meglio l’atleta russo, ma poi ecco il sorpasso meraviglioso da parte del corridore americano. Vittoria agli Stati Uniti! La bandiera a stelle e strisce rappresenta la conquista. 

Ecco, io la “corsa allo spazio” me la immagino più o meno così. 

Siamo ormai a pochi giorni dal cinquantesimo anno dall’allunaggio di Armostrong e Aldrin. 21 luglio 1969, data storica per gli Stati Uniti, che finalmente riuscirono a portare per primi l’uomo sulla luna. Una mossa vincente e silenziosa negli anni della guerra fredda. Un segnale per il nemico russo, che, poco prima, aveva lanciato per il cielo lo Sputnik 1. 

“Nessun progetto spaziale di questo periodo sarà più impressionante per il genere umano, o più importante per l’esplorazione spaziale a lungo raggio; e nessuno sarà così difficile e dispendioso da compiere.” Erano le parole di Kennedy a tal proposito. 

Così, la guerra si combatteva anche nello spazio. Alla luce di ciò, il recente annuncio di Macron che la Francia punta alla creazione di unità militari spaziali sembra un déjà vu. E invece è proprio così, anche oggi, 50 anni dopo, le superpotenze si sfidano nello spazio. 

A dare l’impulso alla nuova strategia francese era stata la prima ministra della Difesa Florence Parly, che, già a settembre del 2018, aveva evidenziato l’esigenza di una più capace difesa dei sistemi di telecomunicazioni in orbita. L’obiettivo, spiega Macron, sarà quello di “assicurare lo sviluppo e il rafforzamento delle nostre capacità spaziali” e di rafforzare la “nostra conoscenza della situazione spaziale” così da “proteggere meglio i nostri satelliti”.

Prima di Macron però, ci aveva pensato già un ometto biondo e piuttosto conosciuto: Donald Trump. A febbraio, il presidente degli Stati Uniti firmò la Space Policy Directive 4: documento che traccia le linee guida per la costituzione di una forza dedicata allo spazio alle dipendenze della US Air Force. 

In entrambi i casi, sia Francia che Stati Uniti sembrano non badare a spese ( i primi infatti non hanno ancora idee chiare sulle cifre, i secondi stanzieranno circa 13 miliardi di dollari.).

Insomma, come sempre, la storia ritorna. Il progetto di Trump è stato voluto per non perdere la sfida con Russia e Cina in quello che è considerato il campo di battaglia del futuro. La “Space Force” dovrebbe infatti diventare a tutti gli effetti la sesta branca delle forze armate statunitensi. Dunque, in questa corsa allo spazio 2.0, gli Stati Uniti potrebbero essere un papabile competitor per il giovane Macron, che, però, non ha parlato espressamente di nemici da combattere, ma di “nuove zone di confronto” , che sono il “cyber- spazio e lo spazio eso-atmosferico”. 

Qualunque sia l’etichetta che si voglia dare, lo spazio, dopo terra, acqua e aria, è considerato da diversi Paresi il quarto dei campi di battaglia. Un territorio delicato dunque, dove si giocano gli equilibri tra le forze. Per questo, molti paesi stanno investendo parte della loro attenzione nello spazio. Ad oggi il 65 per cento dei satelliti in orbita appartiene a Paesi membri del Patto Atlantico. Nel futuro però la Cina ha già programmato una massiccia colonizzazione dell’orbita terrestre per migliorare i sistemi di telecomunicazioni e la velocità di trasmissione dati. Ciò che avviene sulla terra dunque si rispecchia nello spazio, dove Pechino non esita a mostrare un atto di forza, allunando sul lato più remoto della Luna, a Gennaio. 

L’uomo non cambia e, come nella corsa allo spazio del ‘69, anche adesso le potenze non vogliono restare indietro e tra azioni di spionaggio, investimenti e lavoro ognuno cerca di conquistarsi il primato del tempo ( sia esso tecnologico, cibernetico o spaziale.). 

Vedremo come andrà la gara e chi si aggiudicherà la medaglia d’oro.

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