Shining di Stephen King

Shining di Stephen King

18 Luglio 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

È probabilmente uno dei romanzi più conosciuti del Re dell’horror, grazie soprattutto alla fortunata trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick. Tuttavia, per quanto il film sia un’opera magistrale, si discosta parecchio (anche a detta dello stesso King) dalle pagine che l’hanno ispirato.

“Shining”, insieme a “Pet sematary”, è forse uno dei libri più spaventosi dell’autore. Ci sono pagine che si fatica a leggere di sera e fanno venire voglia di tenere l’abat jour accesa fino al mattino.

Il primo a comparire sulla scena è Jack Torrance che ormai, per molti lettori, avrà inevitabilmente il volto di Jack Nicholson. L’uomo è in un momento critico della sua vita. Ha probabilmente l’ultima possibilità per risollevarsi da un clamoroso fallimento. Alle spalle ha una dipendenza dall’alcool. Ha smesso di bere, ma si sa che gli alcolisti rimangono tali per sempre agli occhi della società. Forse addirittura della loro stessa famiglia. Ha perso il suo lavoro di insegnante nel peggiore dei modi, dopo avere alzato le mani su uno studente colto in flagrante a tagliare le gomme della sua auto.

Quell’offerta di lavoro come custode invernale in un albergo del Colorado, dunque, è la sua ultima possibilità per risollevarsi. L’Overlook Hotel chiude i battenti nella stagione fredda: Jack rimarrà isolato dalla neve, insieme alla sua famiglia, per lunghi mesi. Oltre a guadagnare qualcosa, potrà finalmente concludere la sceneggiatura a cui sta lavorando senza esito da tempo.

Se per Jack l’Overlook rappresenta una nuova opportunità, per suo figlio Danny l’albergo mostra il suo volto spaventevole fin dall’inizio. Il bambino, del resto, a soli cinque anni sa molto di più dei suoi genitori: ha la “luccicanza”, lo “shine”. Vede oltre e nulla di ciò che vede di quell’albergo gli piace. Eppure, Danny è anche un bimbo incredibilmente maturo e per il bene di suo padre si dispone ad affrontare il lungo isolamento.

Così, Jack, Danny e Wendy si ritrovano soli fra i lunghi corridoi e i fantasmi dell’Overlook hotel. L’albergo si anima intorno a loro, assume la sua identità, esercita il suo potere. Jack diventa il suo strumento, Danny il suo fine. L’orrore diventa sempre più concreto, si manifesta senza limiti mentre la famiglia, minuscoli esserini dentro le interiora di un gigantesco mostro, tentano di opporsi.

Come sempre, quello di King non è un orrore fine a se stesso. Il Re non fa paura mediante rumore di catene e chiazze di sangue. Alla base del romanzo c’è una struggente storia di debolezza. La paura del fallimento, di non fare abbastanza, di non essere all’altezza di ciò che si era immaginato per se stessi, sono i veri protagonisti dell’opera. L’albergo, nella sua infinita malvagità, usa proprio queste paure come un cuneo da inserire nella mente di Jack per fare leva contro i suoi stessi familiari. Perché anche all’interno di una famiglia amata si possono fare strada il sospetto, la frustrazione e la paura. Con i Torrance, King ha dato vita a tre personaggi estremamente realistici e in modo altrettanto realistico li ha legati fra loro. Non con l’amore edulcorato da fiaba, ma con i complessi rapporti che uniscono davvero le famiglie nella vita reale.