Agroalimentare, crescono le esportazione nonostante la Brexit e il pericolo dei dazi

di Matteo Melani –

Con una crescita del 5,3% nel primo trimestre del 2019, i prodotti agroalimentari italiani si confermano leader nel mercato internazionale. Secondo l’ultimo rapporto di Ismea, dopo il rallentamento del 2018 (+1,2%), ad oggi le esportazioni  ammontano a  10,5 miliardi di euro. 

Nonostante la situazione geopolitica non aiuti, sia nei paesi dell’Unione europea che fuori dal continente l’Italia dell’agroalimentare sa imporsi con grandi performance. A livello merceologico, quasi tutti i principali settori contribuiscono al progresso dei volumi esportati, e, malgrado il vuoto di offerta dovuto alle gelate di inizio anno, la frutta e gli ortaggi risultano primi nelle preferenze fuori dai nostri confini. Tra le destinazioni europee cresce l’export verso la Germania (+4%, dopo il -0,5% del 2018) e il Regno Unito (+14%, dopo il +1,6% del 2018), segno che nonostante la Brexit il nostro cibo gode ancora di tanta domanda.  Tra le destinazioni extra-europee rallentano le esportazioni dirette verso la Russia (+1,2%, dopo il +7,4% del 2018) e frenano quelle verso il Canada (-2,1% dopo il +4,2% del 2018).

Il mercato americano rimane fra i più redditizi, con un’accelerazione del 10,7% contro il +4% del 2018, ma l’annuncio del presidente americano, Donald Trump, di applicare dazi su prodotti europei ha messo in allarme tante associazioni di categoria che denunciano possibili perdite per tutto il comparto. “Il cibo italiano rischia di essere il più colpito dai nuovi dazi nei confronti dell’Unione Europea minacciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump con la black list che comprende i prodotti alimentari e le bevande simbolo del Made in Italy più esportate in Usa, dal Prosecco al Parmigiano Reggiano, dal Pecorino Romano al Prosciutto di Parma, dalla pasta all’olio di oliva e molto altro. “, ha affermato la Coldiretti. “La mossa protezionista di Trump – ha detto la Coldiretti – risponde alle sollecitazioni della lobby del falso Made in Italy alimentare che in Usa fattura 23 miliardi di euro. Ad essere piu’ imitati infatti sono proprio i salumi ed i formaggi italiani”.

Per tutta la filiera agricola l’aumento dell’export è un fatto positivo. Diversa è la situazione nel mercato interno che riflette il rallentamento dell’economica. Infatti la produzione agricola è aumentata dello 0,1% rispetto al 2018 e le imprese agricole regolarmente iscritte sono diminuite dello 0,7%, arrivando a circa 742 mila a fine marzo 2019. Male anche le imprese giovanili che nel primo trimestre del 2019 in molte hanno chiuso. Oggi dunque anche per le imprese agricole l’internazionalizzazione resta la via maestra per affermare il proprio nome nel mondo e aumentare le vendite.

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