Alla scoperta della pillola rosa, il viagra femminile

di Valeria Arciuolo –

A settembre 2019, negli Stati Uniti, verrà messo in vendita un farmaco che avrebbe la capacità di riaccendere il desiderio femminile. I medici lo hanno definito un modo per introdurre “più parità nel sesso agevolato dai farmaci”.

Mentre ci si interroga sulla validità del farmaco in questione, in Italia dal 2017 esiste in vendita la cosiddetta pillola rosa, il viagra per la donna, ma viene usato in maniera diversa rispetto a quello dell’uomo. Non essendo un problema fisico, la pillola rosa va assunta tutte le sere e non solo prima dell’atto sessuale, preferibilmente prima di andare a dormire e inizia a funzionare dopo 6/8 settimane dall’assunzione. La donna può assumere questa pillola nel periodo fertile, dai 18 anni ai 49 anni.

Quindi in qualche modo andrebbe a discriminare le donne in  menopausa.

I medici americani hanno quindi studiato questo medicinale, da assumere tramite iniezione, da fare con una semplice penna, simile a quella che utilizzano i diabetici per iniettarsi l’insulina, 45 minuti prima del bisogno.

Abbiamo sentito a questo proposito Stefania Piloni, Medico Chirurgo, Specialista in ginecologia e ostetricia.

Raccontami di questa pillola. Quali sono i rischi ad assumerla in maniera costante. Soprattutto l’iniezione, per dare gli stessi risultati (la pillola li da dopo 6/7 settimane mi pare di aver letto) ci vuole quindi una concentrazione maggiore? Ci possono quindi essere danni?

Per ripercorrere la storia del viagra femminile bisogna partire dal viagra stesso, che è stato già impiegato sulle donne in modo sperimentale. Ho seguito personalmente la sperimentazione ospedaliera del viagra alle donne ma abbiamo avuto molti flop: molte donne accusavano cefalea, perché il farmaco è un vasidilatatore (vasodilata i corpi cavernosi del pene e della vagina) ma nella donna vince la celafea piuttosto che il desiderio. Ci si è dunque rivolti a preparazioni on demand che agissero sui neurotrasmettitori cerebrali , dunque sull’impulso sessuale che nasce nel cervello e si propaga poi all’area genitale .Addyi è stata la prima nuova pillola ma il flop è stato nuovamente dietro l’angolo: troppi gli effetti collaterali, soprattutto se Addyi veniva assunta dopo aver bevuto alcolici, anche semplicemente un calice di vino. E’ stata dunque la volta di Vyleesi, recentemente approvato dalla Food and Drug Administration. Il principio attivo è la Bremelanotide, che agisce sul cervello e sulla neurotrasmissione degli impulsi pulsionali all’area genitale. Ma purtroppo non si tratta di una compressa, bensì di una iniezione sottocutanea da usare in una comoda penna iniettiva (simile a quella dell’insulina) da iniettare 45 minuti prima del rapporto.

E’ un farmaco che ti hanno chiesto le donne nel corso di questi ultimi anni? Lo consiglieresti per questo tipo di problematica?

Molte donne chiedono di essere sostenute nella sessualità, soprattutto perché sono stanche, alla sera preferiscono un sonno ristoratore al sesso con il proprio partner. Soprattutto dopo i 40 anni il testosterone è in calo, e questo è certamente l’ormone scintilla del desiderio. Vyleesi è difficile da proporre perché si tratta di una iniezione, dunque il suo utilizzo è destinato a donne profondamente motivate che riescano a farsi da sole una iniezione sottocute. E’ vero che può essere assunto con il vino ma la puntura non è certo un’iniziativa che lega molto con il sesso…chiaramente è da proporre a donne molto motivate. La mia scelta terapeutica ricade di solito sulle crema al testosterone da applicare sull’area clitoridea, in particolare oggi questa crema esiste anche in formula “green” perché il testosterone è estratto da una pianta che si chiama tribulus terrestris. Le donne italiane amano molto i rimedi naturali e certamente ogni donna preferisce una crema da applicare a livello clitorideo rispetto all’utilizzo di una iniezione prima di fare l’amore.

Si parla di disturbo ipoattivo del desiderio sessuale, cos’è e come si fa a diagnosticare questo disturbo?

Molte donne sono semplicemente poco motivate dalla sessualità e riconoscono di essere sempre state così, fin da ragazze. Altre hanno avuto una bella sessualità ma dopo la gravidanza la pulsione sessuale le ha abbandonate per far spazio alla stanchezza dell’allattamento e dello scarso riposo. Altre volte ancora è la menopausa a togliere motivazione sessuale, per il calo degli ormoni. Alla visita ginecologica si controlla che il benessere dei delicati tessuti femminili sia presente: la vagina deve essere rosea, idratata e umida. Gli esami del sangue scrutano invece il livello ormonale: dhea, testosterone, estrogeni, prolattina, cortisolo e tiroide sono i grandi artefici di una sessualità potente. Ma soprattutto il medico è guidato dal racconto della donna. Possiamo dire che il medico si occupa davvero di medicina del piacere e non solo di medicina del dolore. Se una donna arriva a chiedere al proprio ginecologo si essere aiutata nel piacere fa un grande sforzo in termini di pudore personale. Ma questa richiesta è rivoluzionaria poiché il piacere femminile non è subalterno a quello maschile. La ricerca medica che comprende questo è davvero accanto alle donne nella nuova medicina di genere.

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