Codice Rosso, la senatrice Valente: “Norma manifesto, di propaganda”

di Alessandro Pignatelli –

“La legge Codice Rosso è una norma manifesto. Purtroppo, si è persa una buona occasione per migliorare il nostro sistema, già evoluto, riguardo alla violenza di genere”. A parlare così è Valeria Valente, senatrice del Pd e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere. I Democratici, al momento del voto, si sono astenuti. I motivi sono più di uno.

“Alla fine della legge si parla di ‘invarianza finanziaria’. Il che ci fa concludere che anche questa volta rischieremo di trovarci di fronte a slogan vuoti. Come si fa, senza risorse, per esempio a finanziare i corsi di formazione delle forze dell’ordine, previsti nella nuova norma?”. Criticabile anche il limite di tre giorni perché il magistrato ascolti la vittima di violenza: “Anche in questo caso siamo di fronte a una norma manifesto. Intanto, una corsia preferenziale esisteva già, ma poi come si fanno a soddisfare tutte le richieste in tre giorni avendo già le procure spesso intasate? C’è il rischio che il magistrato, non avendo tempo, deleghi a una persona non specializzata l’ascolto della vittima. Non siamo solo noi dell’opposizione a vedere questo rischio, ma anche le associazioni che si battono in favore delle donne”. Infine: “Si mette pressione a chi già fa fatica a denunciare una violenza subita, raccontarlo di nuovo a così breve distanza può portare la donna, per paura, senso di colpa o altro a ritrattare e/o comunque a compromettere l’esito dell’intero processo”.

Erano stati presentati ben 136 emendamenti, anche su indicazione di esperti e associazioni: “Ma la maggioranza non ha risposto neanche a uno, non è entrata nel merito di nessuno. Chiedevamo, per esempio, che i giorni per ascoltare la testimonianza di chi ha subito violenza fossero 5 o 6 invece di 3 o che comunque il magistrato, a sua discrezione in casi particolari, potesse anche prolungare questo tempo, a seconda della situazione processuale o dei problemi che dovesse avere la vittima”.

La senatrice Dem aggiunge: “Abbiamo, in Italia, un impianto di tutto rispetto nel campo delle violenze di genere e del femminicidio, comunque sempre migliorabile. Sarebbe bastato ascoltare con serietà e serenità le istanze di chi se ne intende, associazioni, forze dell’ordine, operatori dei centri antiviolenza, giudici e avvocati, per arrivare a una legge che avrebbe potuto migliorare concretamente ancora un po’ la situazione. Perché alcuni spunti interessanti ci sono in Codice Rosso: dal revenge porn all’inserimento delle pene per la violazione delle misure di prevenzione da parte del potenziale colpevole. Ripeto: purtroppo è stata sprecata una grande occasione”.

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