Il Codice Rosso è legge: donne maggiormente tutelate in caso di violenza

di Alessandro Pignatelli –

Codice rosso: si chiama così la legge approvata dal Senato e che dovrebbe venire in soccorso delle donne vittime di aggressione e violenza. Sono stati 197 i voti a favore del ddl, 47 le astensioni e non ci sono stati voti contrari. La maggioranza ha detto sì in modo compatto, ma non solo: oltre a M5S e Lega, infatti, il decreto ha avuto l’appoggio di Fi, FdI e Gruppo delle Autonomie. Si sono invece astenuti il Pd e Leu. 

Giuseppe Conte, il premier, ha così commentato la nuova legge: “Uno strumento pensato per aiutare le tante donne che quotidianamente sono minacciate, perseguitate, stalkerizzate, sottoposte a violenze fisiche o psicologiche da ex compagni o mariti, talvolta semplicemente da conoscenti. I dati parlano di una vittima ogni 72 ore e ci restituiscono l’immagine di un Paese nel quale, evidentemente, il problema della violenza contro le donne è prima di tutto culturale. Ed è lì che bisogna intervenire a fondo e con convinzione per cambiare davvero le cose. Grazie anche al supporto fondamentale delle associazioni che da anni si impegnano per combattere contro la violenza di genere, abbiamo studiato e messo a punto ogni strumento che ci consentirà di offrire a chi chiede aiuto una rete efficace di protezione che si avvierà da subito. Non è la soluzione definitiva, e ne siamo consapevoli. Ma è un primo importante passo nella direzione della rivoluzione culturale di cui il nostro Paese ha fortemente bisogno”. 

Il Codice Rosso articolo per articolo

Andiamo a vederlo da vicino, ora, questo Codice Rosso. Sono 21 gli articoli, individuando un catalogo di reati attraverso i quali si esercita la violenza domestica e di genere. Interviene sul codice di procedura penale velocizzando l’instaurazione del procedimento penale e quindi anche l’adozione di provvedimenti a protezione delle vittime. Inasprisce le pene per alcuni di questi delitti. Appena la polizia giudiziaria viene a conoscenza di notizie di reato su delitti di violenza domestica e di genere, è tenuta a riferire immediatamente al pubblico ministero, anche oralmente. Seguirà la comunicazione scritta. Entro 3 giorni, il pm assumerà informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato e, in caso di riscontri, inizieranno le indagini da parte della polizia giudiziaria. 

Si rafforzano i divieti di avvicinamento alla casa familiare e ai luoghi frequentati dalla vittima. Chi li violerà potrà essere condannato da sei mesi a tre anni di reclusione. Carcere da uno a cinque anni per il delitto di costrizione o induzione al matrimonio che colpisce chi “con violenza o minaccia costringe una persona a contrarre vincolo di natura personale o un’unione civile”, approfittando di condizioni di vulnerabilità o inferiorità psichica o di necessità di una persona. Reato punibile anche se il fatto avviene all’estero e viene commesso da un cittadino italiano o straniero residente nel nostro Paese. Pena aumentata se i fatti riguardano minori di 18 anni; da due a sette anni se viene colpito un minore di 14 anni. 

A partire dal 2020, sette milioni di risorse per gli orfani di femminicidio. E ancora: per delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori, la pena minima viene elevata a tre anni, fino a un massimo di sette. Se ne deriva una lesione personale grave, carcere da quattro a nove anni; con lesione gravissima, da 7 a 15 anni. In caso di morte, da 12 a 24 anni. Se il reato viene compiuto in presenza o a danno di minore, di donna in stato di gravidanza o di persona disabile, la fattispecie si aggrava ulteriormente. 

Altro punto importante è il revenge porn. La legge punisce chi realizza e diffonde immagini o video privati, sessualmente espliciti, senza il consenso delle persone rappresentate per danneggiarle a scopo di vendetta o di rivalsa personale. Punito pure chi condivide le immagini online. Carcere da uno a sei anni e multa da 5 mila a 15 mila euro, con una serie di aggravanti previste: se il reato di pubblicazione illecita è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. 

L’articolo 11 modifica il codice penale intervenendo sull’omicidio aggravato dalle relazioni personali, di cui all’art. 577 c.p., per estendere il campo d’applicazione delle aggravanti consentendo l’applicazione dell’ergastolo anche in caso di relazione affettiva senza stabile convivenza o di stabile convivenza non connotata da relazione affettiva.

Il Codice Rosso punisce anche chi causa lesioni permanenti personali gravissime (deformazione o sfregio permanente del viso). Per le violenze sessuali su un minore di dieci anni, le pene vanno da 12 a 24 anni di reclusione. I condannati per delitti sessuali su minori potranno sottoporsi a trattamento psicologico con finalità di recupero e di sostegno. Carabinieri, polizia di Stato e polizia penitenziaria dovranno seguire corsi di formazione “in relazione alla prevenzione e al perseguimento di reati di violenza domestica o di genere”.

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