Le lamette sullo scivolo

di Fabiana Bianchi –

Si sa che è successo nelle piscine di Milano. Ma anche nelle località di mare come Riccione e Jesolo. In un celebre parco acquatico siciliano. Qualche eco si è sentito anche in provincia, soprattutto al nord. È cosa certa, l’ha vista il cugino dell’amico del cognato. Si sta parlando delle famigerate lamette incastrate negli scivoli delle piscine. Leggendo i forum, si trovano “testimonianze” fin dai primi anni Duemila, ma probabilmente se ne parlava già prima. Qualcuno fa risalire degli episodi ai primi anni Novanta. Eppure non ci sono fonti attendibili che riportino casi di questo tipo. Gli unici riferimenti sono quelli ai blog di leggende metropolitane e addirittura Wikipedia inserisce quella dei “dispensatori di lamette” fra le storie di questo tipo più celebri. Alcune versioni potrebbero avere avuto origine negli Stati Uniti.

Certo, a qualche pazzo potrebbe essere venuto in mente. Ma all’atto pratico, fortunatamente, la realizzazione è piuttosto complicata. Innanzitutto, bisognerebbe portare con sé una lametta sullo scivolo. Impresa forse non impossibile, ma sicuramente disagevole: nasconderla nel costume, per ovvi motivi, potrebbe rivelarsi una scelta infelice. Una volta saliti, poi, la discesa su uno scivolo acquatico è davvero molto rapida. Come ci si potrebbe “fermare” il tempo necessario per incollare o bloccare tra le giunture una lametta? Sarebbe difficile inoltre per il bagnino non notare una persona che si è bloccata (magicamente, tra l’altro) a metà scivolo per armeggiare con un tubetto di Bostik e un pezzo di metallo. Figuriamoci poi disseminarne decine, come viene raccontato su qualche blog. In altri casi si rincara la dose con storie di siringhe e lamette infette.

Sicuramente la storia, per chi ha voglia di disseminare bufale, è appetitosa: le narrazioni a base di sangue, dolore e malattie, facendo leva sulle più normali paure delle persone, trovano sempre qualche uditore soddisfacente. Che magari, a sua volta, racconterà la vicenda “capitata all’amico”, alimentando la diceria.

Non è da escludere poi l’ipotesi che qualcuno si sia servito della leggenda metropolitana a base di lamette per diffamare un impianto o una gestione.

Quello che può invece essere capitato davvero è che qualcuno effettivamente si sia “ammaccato” o ferito su uno scivolo acquatico: in questi casi la colpa è difficilmente dei “dispensatori di lamette”, ma più facilmente di mancanza di manutenzione o un uso sbagliato degli impianti.

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