Libertà di inespressione

di Michela Trada –

Libertà di espressione e social network: un tema ricorrente da me affrontato più volte nel corso della mia direzione de Il Cosmo, un tema che, oggi, non può non essere nuovamente argomentato. Nonostante i moniti delle forze dell’ordine, dei sociologi e del più accreditato buon senso, i social, perlopiù Facebook, continuano ad essere utilizzati a sproposito anche da chi dovrebbe, invece, farne scienza infusa. A cadere nella “trappola” del post selvaggio, questa settimana, un politico locale che, in un click, è passato dalle stelle alle stalle. I latini lo avevano predetto anni orsono col loro “Verba volant, scripta manent”, ma si sa il passaggio del millennio non sempre è sinonimo di evoluzione della specie.

E la specie umana, in questo 2019, sembra essere molto più vicino all’avanti Cristo che al Rinascimento Davinciano. Il web viene usato infatti come sfogatoio personale, ricettacolo di opinioni da bar che, fino ad un decennio fa, rimanevano appunto al bar e che ora siamo costretti a leggere con orrore tutti. In questo mondo di tuttologi si fa a gara a chi la spara più grossa in rete senza poi retrocedere di un millimetro sulle proprie posizione. Attenzione: a bruciarsi e a fare la figura dei beduini non sono i giovani (la terribile generazione dei millenials scavezzacollo), ma gli over 40 anni che pensando di “essere avanti” si espongono  senza scudi alla gogna mediatica e al pubblico ludibrio. I social, per questi soggetti, possono essere paragonati al barattolo di Nutella lasciato in mano a bambini di due anni.

Cosa succede in questo caso? Che il prezioso nettare alla nocciola viene divorato in quattro e quattr’otto e subito dopo scatta il mal di pancia per il piccolo goloso. Per l’adulto smanettone la conseguenza è peggiore dell’indigestione: c’è la perdita di reputazione e, spesso, anche una denuncia penale. Soffermiamoci, però, sulla prima situazione. Ci rendiamo conto che, per colpa di una frase sciagurata postata in cerca di like, rischiamo di mandare all’aria una carriera decennale? Evidentemente no se i casi come quello sopracitato continuano ad espandersi a macchia d’olio ogni giorno. La domanda che sorge spontanea è: ne vale la pena? Vale la pena esporsi in giudizi azzardati per un pugno di pollici alzati su Faccia da libro? Vale la pena commentare la qualunque per dimostrare di essere allineati e sul pezzo politicamente?  Sono i bimbi di oggi che ci salveranno quando utilizzeranno seriamente Internet; loro, infatti, non lo faranno per farsi vedere ed ottenere prestigio, ma per sfruttare il mezzo da un punto di vista utilitaristico (chissà ora che Instagram ha tolto la visualizzazione dei like sui post il dramma che stanno vivendo molti pseudo influencer).

Ridateci la Politica nelle piazze e nelle aule scolastiche e togliete la connessione ai cellulari: questo Paese ha bisogno di Cultura e la Cultura si fa anche con la buona Politica. Una sana abitudine che in Italia si è persa da tempo…

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