Bufale col pancione

di Fabiana Bianchi –

Fino a pochi secoli fa, la fisiologia della gravidanza era in gran parte misteriosa: la donna incinta portava con sé un’aura quasi mistica. Negli ultimi decenni le conoscenze scientifiche hanno spazzato tante credenze, ma soprattutto tra gli anziani persistono ancora certe convinzioni davvero singolari. Probabilmente non è corretto parlare di bufale a tutti gli effetti, né forse di leggende metropolitane, quanto di superstizioni. Sebbene la maggior parte delle persone siano fortunatamente consapevoli che si tratta di credenze senza fondamento, da un punto di vista culturale è curioso andare “a caccia” di queste vecchie “perle folcloristiche”.

Iniziamo da una delle più diffuse: le “voglie”. Secondo questa credenza, originaria probabilmente del sud Italia ma diffusa in tutto lo Stivale, nel momento in cui una donna incinta sente “la voglia” di un determinato cibo, deve evitare di toccarsi qualunque parte del corpo finché non l’ha soddisfatta. In caso contrario, il bambino nascerà con una macchia nel punto in cui la madre si è toccata. In realtà, le macchie note come “voglie” sono generalmente causate da malformazioni del tessuto vascolare di natura benigna e ovviamente nulla c’entrano con i desideri alimentari materni.

Moltissime superstizioni riguardano poi il sesso del nascituro. Una delle più diffuse è legata alla forma della pancia: se si presenta a punta, si sostiene, nascerà un maschio, altrimenti una femmina. Esistono poi decine di “test” a cui vengono sottoposte le future madri. Il pendolino, per esempio, darebbe il suo responso ruotando sopra la pancia in caso di bimba o muovendosi in linea retta per un bimbo. Nel tradizionale lancio della moneta, una croce indicherebbe l’arrivo di una femmina, la testa quello di un maschio. Un parente dovrebbe nascondere sotto i cuscini di due sedie una forchetta e un cucchiaio, per poi invitare la donna in dolce attesa a sedersi: se sceglierà la sedia con la forchetta nascosta, avrà una femmina, altrimenti un maschio. Qualcuno usa addirittura un “calendario cinese” per ottimizzare le possibilità di avere un maschio o una femmina secondo il periodo del concepimento. Ovviamente, è bene ripeterlo, si tratta solo di credenze senza fondamento scientifico.

In gravidanza, poi, si può soffrire di alcuni disturbi. L’acidità di stomaco è uno dei più diffusi: secondo alcuni anziani, sarebbe “colpa” dei capelli del bambino in crescita. Le macchie sul viso, invece, la cosiddetta “maschera gravidica”, sarebbero indicative di una bimba in arrivo. In generale, un viso più radioso mostrerebbe invece un fiocco azzurro in avvicinamento.

Le donne incinte si sentono poi spesso “vietare” certe attività. Divieto assoluto, secondo le nonne, di ricamare, cucire, lavorare a maglia o all’uncinetto: il rischio sarebbe quello di “fare attorcigliare” il cordone ombelicale. Per un motivo analogo, le future mamme dovrebbero evitare di indossare collane. Vietato anche sedersi a gambe incrociate o il bimbo non potrà respirare. Nell’antichità alle future mamme veniva impedito di guardare persone o animali con deformità: si credeva che altrimenti il bimbo sarebbe nato con lo stesso difetto.

Spesso, poi, si parla di pratiche che porterebbero sfortuna. Per esempio, annunciare la gravidanza prima dei quattro mesi o preparare il corredino prima di avere conosciuto il sesso del bimbo. Altri rifiutano addirittura di rivelare il nome scelto prima del parto. Qualcuno non porta in casa la culla fino alla nascita. Si tratta di pratiche scaramantiche legate ai rischi della gravidanza e del parto. Anticamente, in effetti, le donne i bimbi correvano spesso dei pericoli. Oggi, fortunatamente, la scienza ci ha aiutato anche su questo fronte: se una coppia lo desidera, non c’è alcun motivo per non condividere la lieta novella o per non preparare in anticipo l’accoglienza del neonato.

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