Everest, alba di sangue di Dan Simmons

di Fabiana Bianchi –

Per combattere la canicola estiva, cosa c’è di meglio che farsi accompagnare da Dan Simmons fra i ghiacci dell’Everest? In questo romanzo, uscito nel 2013, l’autore statunitense si cimenta ancora una volta con un’ambientazione estrema: dopo i rigori dell’Artide affrontati ne “La scomparsa dell’Erebus”, con “Everest, alba di sangue” lo scrittore conduce i suoi lettori sul tetto del mondo. 

Il romanzo, ambientato nel 1925, combina sapientemente una parte di finzione e avvenimenti realmente accaduti. Protagonista è il giovane americano Jake Perry, che al fianco dell’inglese Richard Deacon, detto appunto “Il diacono”, e del francese Jean-Claude Clairoux, affronta dapprima le montagne europee, poi i “giganti” asiatici. A spingerli ad affrontare l’Everest non è solo l’ambizione dell’alpinista. Ognuno, infatti, ha le sue ragioni per tentare di raggiungere la vetta del Chomolungma (così si chiama l’Everest in lingua tibetana). Innanzitutto, c’è stata la scomparsa misteriosa di George Mallory e di Sandy Irvine: i due grandi alpinisti inglesi sono spariti senza lasciare tracce nel 1924, mentre tentavano l’ascesa.  Questo è un fatto storico realmente avvenuto: il corpo di Mallory è stato ritrovato solo nel 1999 e molte circostanze della sua morte rimangono comunque misteriose. Sono anche gli anni dell’ascesa del nazismo, quando Adolf Hitler parlava nelle birrerie e stava costruendo uomo dopo uomo il suo seguito. Nel romanzo, Deacon, Perry e Clairoux intraprendono dunque la grande impresa in modo pressoché completamente clandestino. La narrazione si sofferma con grande realismo sulle difficoltà che si trovano ad affrontare in quell’ambiente estremo: il “mal di montagna”, gli incidenti, i guasti dell’attrezzatura. Ma non solo. Perché sull’Everest si nascondono creature misteriose: lo sanno bene gli sherpa e gli altri abitanti del posto. Mentre i tre alpinisti si muovono faticosamente di campo in campo, appare sempre più chiaro che qualcuno o qualcosa non vuole che loro arrivino alla vetta ed è disposto a tutto per impedirlo.

L’ultimo tratto del romanzo prende una piega assolutamente imprevista, che si discosta decisamente dalla parte precedente. Si fa largo infatti una sfumatura noir inattesa. Sebbene possa rivelarsi sconcertante, sarebbe impossibile non rendersi conto del grandioso lavoro di trama costruito da Simmons. L’autore combina magistralmente delle testimonianze storiche, un realismo frutto sicuramente di un grande lavoro di documentazione e tutta l’abilità di uno scrittore dalla carriera trentennale.

Consigliato ai cultori della montagna, a quelli che agli scarponi preferiscono le pantofole ma amano la fiction, agli amanti della storia e a chiunque abbia voglia di leggere un libro di quelli che si fatica a lasciare sul comodino.

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