L’Africa cinese e lo sfruttamento delle multinazionali

di Deborah Villarboito –

L’Africa non è più inginocchiata di fronte agli Stati Uniti. Gran parte del continente oggi è allineata dal punto di vista economico e politico alla superpotenza mondiale che sta emergendo con più rapidità, ovvero la Cina. Negli ultimi dieci anni la Repubblica popolare cinese ha iniettato miliardi di dollari in Africa, e la Cina è oggi il partner commerciale più grande dell’Africa nel suo complesso. La Cina promette di interagire con l’Africa sulla base di un principio di sincerità e di risultati concreti, poiché gli 1,3 miliardi di abitanti della Cina e gli 1,2 miliardi di abitanti dell’Africa vogliono un futuro condiviso.

Stati Uniti e Cina scambiano ogni anno con Paesi esteri di tutto il mondo beni dal valore totale simile: rispettivamente, circa 3.880 miliardi di dollari e circa 3.950 miliardi di dollari. In questo caso specifico però, mentre le importazioni africane negli Stati Uniti nel 2017 avevano un valore totale intorno a 33,44 miliardi di dollari, il volume delle importazioni africane in Cina nello stesso anno è aumentato a 170 miliardi di dollari, molto più dei soli 10 miliardi di dollari del 2000, in base a dati forniti dal Ministero del Commercio cinese, quasi il quintuplo del dato relativo agli Stati Uniti. Dall’inizio del secolo in corso varie aziende cinesi hanno costruito in Africa stadi, autostrade, aeroporti, scuole, ospedali e, in Angola, un’intera città. La Cina ha iniettato centinaia di miliardi di dollari in infrastrutture e governi africani, in cambio di beni dal valore complessivo di centinaia di miliardi.

Almeno cinque Paesi africani hanno ricevuto finanziamenti dalla Cina per la propria rete ferroviaria: Kenya, Etiopia, Angola, Djibouti e Nigeria. Perfino la nuova sede centrale dell’Unione africana, il cui grattacielo svetta su Addis Abeba (Etiopia), è stata interamente finanziata e costruita dalla Cina al costo di 200 milioni di dollari.  Anche la società di sviluppo edilizio China Fortune Land Development, quotata sul mercato azionario di Shanghai, ha in programma di investire fino a 20 miliardi di dollari nella costruzione di un distretto residenziale di fascia alta, una zona industriale, una serie di scuole, università e alcuni centri ricreativi in Egitto.

La crescente influenza cinese in Africa non ha permesso al gigante asiatico di conquistare molti nuovi fan all’estero. Capeggiati dagli Stati Uniti, i leader occidentali negli ultimi anni hanno rivolto aspre critiche nei confronti del governo di Beijing e di ogni aspetto della presenza cinese in Africa. Questi leader hanno lanciato moniti particolarmente aspri sulla possibilità che la Cina ricorra alla “diplomazia della trappola del debito” per portare avanti la sua Belt and Road Initiative e per creare un ordine economico mondiale incentrato sulla superpotenza asiatica. La politica di non interferenza della Cina, alimentata da uno stile che la porta a “non fare domande” anche quando interagisce con regimi repressivi, l’ha portata a essere accusata dall’Occidente di appoggiare abusi dei diritti civili e altre violazioni, accusa che la Cina continua a respingere.

È paradossale che la Cina oggi sia criticata dall’Occidente perché a suo dire starebbe facendo esattamente quello che il Fmi fa da decenni: concedere prestiti insostenibili a Paesi in difficoltà per farli indebitare ulteriormente,indebolire le facoltà dello Stato e aprire le loro economie nazionali agli investitori internazionali (principalmente dei Paesi occidentali). La Cina fa il proprio interesse, esattamente come qualunque altro partner estero, ed è del tutto possibile che stia cercando di sfruttare le trappole del debito, ma di certo ha meno esperienza del Fmi nel far leva sul debito nei confronti di paesi già fortemente indebitati.

I prestiti cinesi all’Africa non sono di certo la migliore delle soluzioni, e come si dice “il diavolo è nei dettagli”, ma non è che i prestiti dell’Occidente siano migliori. Anzi, a dire il vero stanno diventando sempre più rari, e quando sono effettivamente disponibili richiedono una vita per arrivare a destinazione e implicano un’infinità di condizioni.

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