Stare male al Centro, al Nord e al Sud

di Alessandro Pignatelli –

Che non vi venga mai in mente di sentirvi male quando siete al Centro. Rischiereste di rimanere parcheggiati in un pronto soccorso da sera a mattina, rimbalzati da un operatore all’altro. E, credetemi, passare la notte al pronto soccorso non è proprio come in albergo. Soprattutto perché aspetti un responso, le dimissioni, il parere di un medico che non c’è, è impegnato, scende tra un po’. Insomma, sai quando entri e non sai quando esci. Facendo ogni tanto un esame, giusto per non addormentarti. E assisti a ciò che accade in un pronto soccorso quando scende la sera: qui arrivano persone che non vogliono passare la notte all’addiaccio perché non hanno casa. E tutto gli sembra meglio di una panchina o della stazione dei treni. Magari cercano di chiacchierare con i pazienti (quelli veri). Ogni tanto, poi, la sirena di un’ambulanza ti fa immergere in clima da E.R., solo che qui i medici e le infermiere non sono così solerti come nella serie televisiva. 

L’esperienza di stare male al Centro, dunque, è da evitare se possibile. Ma al Nord può succedere comunque qualcosa di simile, a dimostrazione che la sanità italiana – quella pubblica – sta perdendo costantemente colpi. Può essere che stai male pure in Alta Italia e che la guardia medica ti risponda che non può venire a casa tua perché l’ambulatorio è pieno. E non importa quanto male stai: ti devi arrangiare. Al massimo, puoi chiamare il …pronto soccorso, l’ambulanza. Loro, i medici di guardia, passeranno quando avranno tempo. E se tu nel frattempo sei peggiorato, sono fatti tuoi. Nel senso che dovevi venire in ospedale, anche se non ti reggi in piedi. Se non hai la macchina, devi chiamare un taxi. Anche se non ti reggi in piedi. Poniamo il caso che una persona si senta male e viva da sola. L’unica opzione a quel punto sarà davvero l’ambulanza. Che non farà altro che appesantire il pronto di soccorso di codici di vari colori. Magari a scapito di chi sta peggio e di chi avrebbe potuto risolvere il tutto con un’iniezione a domicilio.

Mi è capitato anche di stare male al Sud. Ma l’esperienza, in questo caso, si è rivelata migliore. C’era però il ‘gancio’ di un’infermiera che mi aveva facilitato le cose. Colica renale, pronto soccorso, iniezione, pochi minuti dopo di nuovo fresco come una rosa. Tutto quello che mi avevano raccontato sugli ospedali del Meridione, però, mi aveva impedito di chiamare il 118 per quasi tutto il giorno. A volte i pregiudizi sono peggio di un grande dolore. E tra l’altro, mentre il secondo può essere calmato in qualche modo, i primi si ripresenteranno puntuali non appena verrà fuori una notizia su insetti, formiche e quant’altro nei letti dei pazienti. Duri a morire, loro, i pregiudizi.

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