Un trasporto da Terzo Mondo

di Michela Trada –

Quarantacinque  minuti di ritardo all’andata e solo un’oretta di sforo al ritorno; se i numeri del Superenalotto sono da capogiro, niente e nessuno può battere in negativo quello dei treni italiani, croci (ma quali delizie) per quanti giornalmente e saltuariamente sono costretti a muoversi su rotaia. Un servizio da Terzo Mondo, con tutto il rispetto per gli Stati africani, dal momento che, anche qualora il convoglio si presenti puntuale sul binario, specialmente d’estate, il trattamento non è da gran signori; a parte la scarsa pulizia delle carrozze, sui fantomatici regionali veloci puoi assaporare tutta la gamma climatica dell’asse terrestre, dal tropico del cancro al circolare polare artico a seconda della scellerata regolamentazione dell’aria condizionata.

Bè, se non ti trovi bene col treno, perché non utilizzi l’automobile allora per i tuoi spostamenti direte voi. Dissertazione logica e corretta non fosse che, muoversi su quattro ruote, significhi gettare all’aria un patrimonio. Tra rincari benzina (ma a marzo non si era detto che i costi sarebbero diminuiti?) e costi autostradali folli (magia: gli aumenti arrivano sempre prima dell’esodo dei vacanzieri) persino viaggiare con l’utilitaria nel Bel Paese è diventato un lusso per pochi. Vogliamo, poi, parlare della gestione delle nostre autostrade? Cantieri a cielo aperto, strettoie, gallerie buie e chi più ne ha più ne metta.

Quindi, bocciati treni e auto non ci restano che gli aerei: prendi un Low cost ed il gioco è fatto. Ti piaceresse, per dirla con un gioco di parole. A parte il fatto che vorrei capire cosa c’è di Low nel viaggiare con queste fantomatiche compagnie che puntano al risparmio: 300 euro per un volo a/r non mi sembrano infatti caramelle (bagaglio aggiuntivo in stiva escluso); detto ciò, la preghiera pre partenza è d’obbligo perché, anche in questo caso, la puntualità è diventata un’utopia.

Le procedure online nate per snellire i vari check in sono abbastanza superflue e anche la questione priorità viene gestita un po’ alla viva il parroco. Se ci mettiamo poi le condizioni climatiche avverse dell’ultimo periodo… Il gioco è fatto. Decisamente meglio per chi si sposta in traghetto, ma in pochi possono permettersi di farlo dal momento che l’Italia è solo “Pen”isola. In attese delle automobili volanti, il teletrasporto alla dragonball pare l’unica soluzione per muoversi nel nostro Stato che di civiltà, in questo settore, ne ha davvero poca.

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