Venezia 76: cosa aspettarci mentre si aspetta

Alcune considerazioni dopo la presentazione del programma della Mostra del cinema di Venezia

di Elisa Torsiello –

“Sarà un’edizione dedicata alle donne”: lo dice con fare orgoglioso e sicuro Albero Barbera nel corso della presentazione della prossima Mostra del cinema di Venezia, in programma dal 28 agosto al sette settembre 2019. E analizzando i titoli proposti nelle varie sezioni (da Orizzonti, ai film “in concorso”) il fil-rouge che lega le opere selezionate per quest’anno sembra proprio essere quello della figura femminile in tutte le sue sfaccettature. Certo, a incuriosire il grande pubblico è stata soprattutto la presenza in concorso di un film come “Joker” che va a donare freschezza alla kermesse veneziana, senza per questo diminuire la qualità autoriale da sempre perseguita dal direttore Barbera e dai suoi collaboratori.

Il film di Todd Phillips pur rientrando a grandi linee nel macro-genere dei cinecomic, pare intenzionato a ripercorrere in maniera introspettiva e oscura la nascita di uno dei più grandi villain dell’universo DC; un esperimento che, stando alle prime reazioni della critica americana, pare del tutto riuscito, complice il talento del suo interprete principale Joaquin Phoenix. Incuriosisce anche “Ad Astra” di James Gray con Brad Pitt, ultimo film che pone lo spazio come anello di congiunzione tra l’essere e la propria complessa interiorità; c’è poi la seconda stagione di “The Yong Pope”, intitolata “The New Pope”, diretta sempre da Paolo Sorrentino con protagonisti Jude Law e John Malkovich, ma tra sguardi curiosi e attese spasmodiche per le grandi star pronte a sfilare sul tappeto rosso allestito fuori dalla Sala Grande, a dominare tematicamente la Mostra di Venezia targata 2019 sarà soprattutto la condizione femminile nelle società contemporanee. Attenzione, con questo non si vuole alludere alla presenza di film diretti da registe donne – che sono ancora, purtroppo, una percentuale esigua (tra i film in concorso se ne contano solamente due, “Babyteeth”, di Shannon Murphy, e “The Perfect Candidate”, di Haifaa Al-Mansour) quanto a ritratti di protagoniste femminili che anche quando immortalate dal cosiddetto “male-gaze” (visione maschile) rivelano una sensibilità inedita e un’attenzione particolare e mai superficiale alla loro realtà quotidiana.

A dettare la scelta dei titoli da proporre quest’anno a un numero sempre maggiore di accreditati e appassionati, è stata dunque una ripresa tematica che aveva già iniziato a insinuarsi tra le sale di proiezione dell’anno scorso: quelle viste dodici mesi fa a Venezia erano donne ambiziose, alimentate da sogni e desideri di rivalsa (“A Star is Born”), perturbanti e pericolose (“Suspiria”), coraggiose e vendicative (“The Nightingale”), straordinarie nella loro ordinarietà (“Roma”). Donne forti che quest’anno ritornano a gran voce immortalate sia nel cuore di un nucleo famigliare pronto a implodere (“Marriage Story” di Noah Baumbach) che tra i meandri di una terra spezzata sull’orlo di distruggersi tra lingue di fuoco e incomprensibile odio. Lo sguardo artificiale di cineprese sempre in azione si è dunque rivolto oggi più che mai all’universo muliebre, segno – forse – che le polemiche recenti, innescate da movimenti e rivolte scatenate contro prevaricazioni maschili, hanno iniziato a lasciare una propria, profonda impronta nella coscienza collettiva. Un desiderio di portare il mondo femminile al centro dell’attenzione confermato anche dalla formazione delle varie giurie, presiedute in buona parte da registe donne: Lucrecia Martel è stata infatti designata come presidente di giuria del concorso ufficiale, Suanna Nicchiarelli quello della sezione Orizzonti, Laurie Anderson quello della sezione Virtual Reality e Costanza Quatriglio quello di Venezia Classici.

In maniera parallela, si sviluppa in seno alla Mostra di quest’anno una volontà di recuperare e attualizzare eventi storici spesso dimenticati o deformati a causa di lacune e manomissioni nella loro narrazione. Dai Panama Papers raccontati da Steven Soderbergh in “The Laundromat”, all’affare Dreyfus che sconvolse la Francia di fine ‘800 e portato sullo schermo da Roman Polanski in “J’Accuse”, fino a “Wasp Network”, film di Olivier Assayas con Penélope Cruz, Gael Garcia Bernal e Pedro Pascal incentrato sulla storia vera di un gruppo di spie cubane attive nel territorio americano durante gli Anni Novanta, sono innumerevoli i salti nel passato che il festival chiederà di compiere ai propri spettatori, nella speranza di generare in loro nuovi punti di riflessione e conoscenze. 

Alla 76.esima edizione della Mostra del cinema di Venezia l’universo femminile e quello della storia si uniranno in un lungo abbraccio, consci che il memento lanciato dal direttore Alberto Barbera e dal suo team di porre a entrambe le tematiche la giusta rilevanza venga accolto da sguardi di appassionati pronti a lasciarsi cullare per undici, lunghi giorni, nel sogno del cinema.

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