Il pedone ha sempre ragione

Attenzione ad accusare il pedone di aver attraversato, sì sulle strisce, ma in modo distratto. Come il cliente, infatti, lui avrà sempre ragione. Lo ha stabilito la Cassazione con una sentenza che fa discutere, in particolare al giorno d’oggi quando non sono pochi quelli che camminano con gli occhi fissi sullo smartphone.

Per chi fosse interessato ad approfondire la questione, la sentenza è la numero 34406/19, depositata dalla IV Sezione Penale il 29 luglio scorso. Fino a questo momento, i casi si valutavano uno per uno. Dopo questa decisione degli ermellini, invece, è l’automobilista che deve rallentare a prescindere in prossimità di una segnalazione. Altrimenti, può rischiare anche l’accusa di omicidio stradale, con conseguente condanna. In poche parole, sulle strisce, il pedone può fare un po’ quello che vuole. E continuerà ad avere ragione pure se è imprudente o se una macchina è parcheggiata male e quindi non permette all’automobilista di vedere il passaggio pedonale.

La Corte Suprema riporta l’articolo 141 del Codice della Strada per spiegare la sua sentenza. Articolo che prevede “l’obbligo del conducente di regolare la velocità del veicolo in modo che (…) sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose e ogni altra causa di disordine per la circolazione”. E ancora: “L’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui purché questo rientri nel limite della prevedibilità”.

In prossimità delle strisce pedonali, dunque, l’automobilista deve assolutamente tenere aperti tutti e due gli occhi, il pedone ne può tranquillamente chiudere uno. Anche se poi a rimetterci, fisicamente, sarà naturalmente sempre e comunque quest’ultimo. Una sentenza che fa discutere, come abbiamo scritto in apertura, perché è vero che il pedone è l’anello debole della catena, ma dovrebbe stare attento anche lui. Pur se attraversa sulle strisce.

di Alessandro Pignatelli

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