La Turchia ha iniziato ad espellere i siriani

La Turchia ha iniziato ad espellere i siriani

8 Agosto 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Il Ministero dell’Interno turco, guidato da Süleyman Soylu, insieme al Governorato di Istanbul, hanno dato inizio ad una vera e propria caccia al siriano negli scorsi giorni, con l’obiettivo (già annunciato più volte dall’inizio del 2019) di espellere almeno 80 mila persone entro la fine dell’anno. 

La Turchia è Paese firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951, ma ha deciso di avvalersi di una “riserva geografica” consentita dal trattato, concedendo lo status di rifugiato solo ai richiedenti asilo che provengono da Paesi che fanno parte del Consiglio d’Europa e garantendo una forma di “protezione temporanea” ai siriani presenti sul proprio territorio, almeno 4 milioni. In realtà l’operazione di polizia ha portato all’identificazione di “appena” mille siriani non in possesso di documenti regolari, mentre sono stati arrestati 2.691 afghani e 1.619 pakistani. 

I siriani arrestati sono stati condotti nei centri per il rimpatrio per essere poi trasferiti. La stampa locale stima che più di 400 persone siano state deportate ad Idlib, nel nord-ovest della Siria, una zona sottoposta a feroci bombardamenti da parte delle forze russe e lealiste e in cui attualmente si trovano ancora 3 milioni di civili. 

L’espulsione dei siriani è stata al centro della combattuta campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Istanbul. La vittoria riportata da Ekrem Imamoglu del CHP, il Partito Popolare Repubblicano, è dovuta in parte alla retorica anti-immigrazionista, opposta a quella portata avanti dall’AKP di Erdogan, che soprattutto negli anni subito successivi allo scoppio della guerra civile siriana aveva fatto del “braccia aperte a tutti i nostri fratelli” uno dei suoi slogan principali. A far pendere l’ago della bilancia in favore di Imamoglu, come sottolineato dall’esperto di geopolitica turca Daniele Santoro su Limes, sono stati i voti del quartiere Fatih, rione islamico conservatore scelto come luogo di residenza da molti siriani della diaspora.

Contemporaneamente alle prime espulsioni l’Unione Europea ha annunciato un’ulteriore tranche miliardaria dei finanziamenti sanciti dagli accordi stipulati con la Turchia nel 2016 per “gestire” la crisi dei rifugiati siriani, quegli accordi che di fatto hanno bloccato la rotta balcanica e creato delle vere e proprie zone grigie simili a quelle al confine tra Siria e Turchia in cui, negli ultimi giorni, si stanno ammassando i profughi provenienti da Idlib.