Le sagre fanno paese

di Alessandro Pignatelli –

Tutte le sagre fanno paese. Da Nord a Sud. Che siano rane fritte, agnolotti, fregnacce, tagliatelle o tartufi. Le piccole città o i quartieri di quelle grandi si trasformano nel giorno del santo patrono o in occasione di particolari ricorrenze. Si torna indietro nel tempo. C’è chi rispolvera gli antichi mestieri, chi cucina come le nonne, le musiche sono spesso a ritmo di mazurca o di tango. La festa è composta da tre parole d’ordine: mangiare, bere, divertirsi. Come se non ci fosse un domani.

Chi dice che alle sagre di paese ormai ci vanno solo gli anziani forse non è aggiornato. In realtà, si vedono pure spesso giovani e bambini. Chi ha messo il vestito della festa, chi continua a seguire la moda. Magari durante l’anno fa lo snob e frequenta soltanto le discoteche, ma quando arriva il dì della festa non può esimersi dal ballare pure un valzer.

Il cibo è la componente principale. Senza, probabilmente, ci si annoierebbe. Si mangia, si abbandonano le diete, si spizzica. Cambia quello che c’è nel piatto, non l’ingordigia di chi pare non mangi da settimane. Effettivamente, una volta, le sagre erano proprio le occasioni per fare abbuffate a buon prezzo. Quando a casa c’era poco da mettere sotto i denti. Si conosceva magari la ragazza che sarebbe diventata moglie, danzando leggiadri e guardandosi negli occhi come mai. Oggi questo è più complicato. In questo caso, i più spregiudicati sono proprio gli over 60 che, appena la musica va, entrano in pista. Dimostrando ai più giovani che per ballare servono tre cose: saperlo fare, avere qualcuno con chi farlo e …aver alzato un po’ il gomito. In allegria.

Ma per il resto le feste di paese e le sagre si somigliano dappertutto. C’è la banda, ci sono le massaie, i tavoli improvvisati, la fila per mettere finalmente le mani sull’agognato piatto, i calici da alzare al cielo. Il paese si stringe tutto intorno ai capannoni allestiti per l’occasione. Se si tratta di festa patronale, poi, non può mancare la processione così come i voti da sciogliere. Il vescovo, la messa. E tutto il contorno religioso, tra statue e confraternite. Perché il sacro e il profano si abbracciano. Così mentre in processione attraversi il centro del paesi, ai lati ci sono quelli che non hanno partecipato e che chiacchierano del più e del meno. Ma uno sguardo lo danno anche loro. Impossibile non farlo. Tutto il mondo è paese, tutte le sagre fanno paese. O paesone.

Rispondi