Monica Calcagni: “Il vero problema sono i pochi medici”

di Alessandro Pignatelli –

“Non è questa la soluzione che risolve i problemi del pronto soccorso perché abbiamo una scarsità di medici. Spesso, nelle emergenze, c’è un solo collega che deve seguire la parte medica e quella chirurgica. Come può fare?”. Monica Calcagni, medico di base di Roma, commenta la linee di indirizzo che dovrebbero portare a ridurre sovraffollamento e tempi di attesa nei pronto soccorso degli ospedali italiani. 

Ha il polso della situazione, come conferma: “Ci sono i medici di base e gli Ucp, dodici ore al giorno si è coperti. Ma la gente preferisce sempre andare al pronto soccorso e così crea sovraffollamento e difficoltà nella gestione dei casi davvero gravi. Al pronto soccorso ci si dovrebbe rivolgere solo per questi ultimi”. Una nota positiva, una luce in fondo al tunnel, per così dire: “Forse i tempi di attesa si ridurranno un po’ perché gli infermieri specializzati potranno dare un’occhiata”. Quello che è chiaro, però, è che lo Stato vuole fare “le nozze con i fichi secchi. Ottimizzare con le stesse risorse di ora”. Niente nuove assunzioni di precari, insomma, quasi come se la rivoluzione fosse in realtà fumo negli occhi dei pazienti. Al posto dei colori i numeri, tempi di attesa per legge più leggeri. Ma nella pratica, poi?

Monica Calcagni un po’ bacchetta proprio il paziente: “Ci si rivolge al pronto soccorso pure per un normale mal di stomaco, per il male al dente o per la febbre da un giorno. Non c’è fiducia nei confronti del medico di base. Poi, l’Italia è un po’ a macchia di leopardo: ci sono realtà dove il pronto soccorso si usa maggiormente e altre dove si va più spesso dal medico di famiglia perché è più presente sul territorio”. 

Il problema, prima che nazionale, è dunque anche regionale: “C’è carenza di medici in alcune regioni nei pronto soccorsi, in altre invece ci sono pochi medici di base. La vera rivoluzione sarebbe utilizzare il pronto soccorso solo per le emergenze reali e per i secondi livelli”. 

Bocciato, dunque, completamente il provvedimento del Governo? “E’ uno dei primi tentativi di risolvere il problema, ma la realtà è che bisognerebbe assumere i precari. Abbiamo regioni come la Calabria e la Puglia dove al momento siamo messi peggio. A Roma non ci possiamo lamentare, in particolare nel centro. Nelle periferie c’è qualche problema in più perché alcuni reparti sono in mano a colleghi che rinnovano il contratto di anno in anno”. 

Pochi medici significa anche qualche errore in più: “E’ più facile sbagliare per stanchezza. Magari hai fatto tanti giorni consecutivi, magari non hai neanche diritto alla ferie”. Un vero e proprio appello a chi pensa di risolvere il delicato problema della sanità semplicemente facendo il gioco delle tre carte, quando bisognerebbe utilizzare tutto il mazzo. 

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