Non avrai altro dio al di fuori di te stesso: dal film “Io c’è” alla filosofia di David Strauss. Siamo ancora credenti?

di Elisabetta Testa –

Molti di voi avranno sicuramente visto il film dello scorso anno, “Io c’è”. Una commedia italiana, ma anche una forte provocazione al presunto senso del sacro che imperversa- o forse dovrebbe imperversare- nel mondo di oggi. Edoardo Leo, Margherita Buy e Giuseppe Battiston sono gli ideatori di una nuova religione: quella dell’Io.

A dio si toglie la d, e tutto, di colpo, si riversa sull’Io. Non avremo altro dio al di fuori di noi stessi: la nuova religione è il culto di noi, di noi che ci guardiamo allo specchio, di noi che ci auto celebriamo, di noi che, i nostri difetti, non sappiamo più vederli. Siamo devoti fedeli. Inchiniamoci davanti allo Ionismo.

È un film: nulla di vero, ma molto di verisimile. Alla base un forte disappunto nei confronti delle modalità con cui la Chiesa ha tenuto il monopolio per oltre duemila anni. Si respira un profondo scetticismo. Ma noi siamo ancora credenti? Se sì, allora, in che cosa crediamo davvero?

La mente va indietro nel tempo. C’è chi, nell’Ottocento, queste domande se le poneva già. Parliamo del filosofo e teologo David Strauss, vissuto in Germania tra il 1808 e il 1874. Nella sua ultima opera, data alle stampe nel 1872, L’Antica e la nuova fede, Strauss si pone quattro domande, che, forse, dovremmo porci anche noi. Fate un piccolo test anche voi che state leggendo e provate a rispondere a queste domande.

Siamo ancora cristiani?, abbiamo ancora una religione?, come concepiamo il mondo?, come organizziamo la nostra vita?

Secondo Strauss noi- o meglio, i noi dell’Ottocento- non siamo più cristiani, ma conserviamo ancora una religione. Una religione, però, ufficiosa: abbiamo una religione perché conserviamo in noi il senso di dipendenza nei confronti di un essere più potente di noi. Che poi lo chiamiamo Dio, Allah o… Io…sempre di religione si parla. Concepiamo il mondo seguendo i dettami della scienza e organizziamo la nostra vita seguendo l’ottica del progresso, in tutti i sensi.

Anche noi respiriamo Ionismo. Siamo egoisti, pensiamo solo a noi stessi, senza badare ai nostri difetti. Oramai siamo solo più in grado di puntare il dito contro gli altri: siamo diventati perfetti, siamo diventati dio. Guai a chi osa contraddirci: perché ora abbiamo noi il monopolio.

Ionismo: una via di mezzo tra quel monoteismo della tradizione e un panteismo che, da sempre, la tradizione cerca di insabbiare e rinnegare. Ognuno di noi è dio di se stesso. Non siamo ancora in grado di pensarci senza un essere potente alle spalle: come sosteneva Strauss, abbiamo bisogno di conservare in noi quel senso di dipendenza, che tanto ci limita ma tanto ci tranquillizza.

Perché quell’essere ci proteggerà dal dolore, dalla sofferenza: se crediamo in lui ci farà morire degnamente e ci terrà un posto in prima fila lì dove abita lui. Un bel posto, sì.

Ma forse è più comodo pensare che quella creatura grande e potente abiti direttamente dentro di noi…

“Avete avuto il monopolio per duemila anni… adesso tocca a noi!”.

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