Non ti muovere di Margaret Mazzantini

di Fabiana Bianchi –

Chi ha già letto altre opere dell’autrice sa che Margaret Mazzantini sa lasciare il segno nei suoi lettori. “Non ti muovere” non fa eccezione. È un romanzo duro, crudo, fuori dagli schemi. Tanto che è davvero difficile pensarlo come una storia d’amore. Al centro c’è il rapporto tra Timoteo e Italia. Un rapporto volutamente improbabile, grottesco. Il chirurgo di fama, sposato con un’intellettuale, che mette in crisi il suo matrimonio e il suo mondo nell’unione con una povera donna di periferia. Un legame già nato all’insegna della violenza e dell’incomprensione, perché i loro mondi sono troppo distanti. Sono universi che si toccano nei punti più impensabili, a intervalli, e lo fanno con un’intensità travolgente, per poi tornare ai loro percorsi paralleli.

Come se non fosse sufficiente la durezza dei temi trattati, Mazzantini si è misurata con una scelta di forma estremamente difficile. L’intero romanzo, infatti, è una narrazione in prima persona di Timoteo rivolta alla figlia quindicenne, in pericolo di vita dopo avere subito un gravissimo incidente. Mentre attende di conoscere il destino della figlia, sotto i ferri nello stesso ospedale dove lavora lui, il protagonista ripercorre la sua singolare vicenda. A livello lessicale, alcune scelte piuttosto curiose potrebbero talvolta fare storcere il naso a chi preferisce un uso della lingua più convenzionale.

“Non ti muovere” è un romanzo che sicuramente non piace a tutti. Si tratta di un’opera che, malgrado la larghissima diffusione, fa discutere, divide le opinioni ed è capace di suscitare le più svariate risposte. 

Insignito del premio Strega nel 2002, ha ispirato un film omonimo, uscito due anni dopo.

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