Rifò, la moda che rispetta l’ambiente

Rifò, la moda che rispetta l’ambiente

8 Agosto 2019 0 Di il Cosmo

di Matteo Melani –

Gusto e sostenibilità possono andare d’accordo? La risposta è sì. L’azienda Rifò, con sede a Prato, produce capi di abbigliamento pregiati con materiale di scarto come cashmere o lana vecchia o, addirittura, anche con il tessuto dei jeans.

Alla guida di Rifò (che in dialetto toscano significa rifaccio) ci sono Niccolò Cipriani e il socio Daniele, due giovani che hanno scommesso sul loro concetto di moda ecosostenibile. “L’idea di creare abiti da fibra riciclata mi è venuta quando anni fa mi sono trovato in Vietnam per lavoro. Lì mi sono accorto della sovrapproduzione di abbigliamento”, ricorda Niccolò a Il cosmo. Nell’industria del tessile i prodotti invenduti in Europa ritornano nel paese di fabbricazione (in questo caso il Vietnam) e vengono buttati in discarica o negli inceneritori.  “Così -continua- al mio ritorno ne ho parlato con Daniele e insieme abbiamo deciso di avviare la nostra attività”. Rispetto a Niccolò, Daniele ha un background nel campo della moda e quindi è la persona giusta per tentare l’avventura. Il loro obiettivo è quello di realizzare capi con materiali di avanzo, ma che conservino la raffinatezza e l’eleganza di qualsiasi altro vestito.

Come luogo di produzione scelgono Prato, la loro città, polo toscano del tessile che dopo una flessione causata dalla crisi, negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento per firme internazionali. Aprono i loro laboratori, fanno ricerche di mercato, investono in pubblicità. Nel 2017 Rifò ha ufficialmente iniziato la propria attività, ma gli inizi non sono stati facili. “I nostri familiari sono stati i primi a credere in noi”, afferma Niccolò. “Poi-continua- anche i nostri fornitori che senza di loro non saremmo mai partiti”. I due non si arrendono e i primi capi di abbigliamento che hanno messo sul mercato sono stati ricavati dal cashmere e dalla lana di vestiti vecchi. Il marchio inizia a prendere forma e si allargano ad altre fibre. In poco tempo producono magliette (sia da uomo che da donna) ricavate dal cotone e dalle bottigliette di plastica, scialli in cotone rigenerato e arrivano anche a produrre accessori come teli da mare o coperte sempre con materiale riciclato. Lo stile rimane quello artigianale in cui dominano i colori a tinta unita, perfetto sia per l’estate che per l’inverno.

Oggi Rifò rappresenta un modello di impresa innovativa basata sull’economia circolare. Infatti rigenerando i filati l’azienda risparmia fino al 77% di energia e fino al 95% di Co2, riducendo il proprio impatto sull’ambiente. La filiera poi si basa nel distretto tessile di Prato, (nel raggio di 30 km) tagliando emissioni e costi di carburante. “Abbiamo notato un forte interesse nei nostri prodotti e riceviamo ordini anche dall’estero, da paesi come Francia, Germania e Belgio. Con noi lavorano 7 persone”, spiega Niccolò Cipriani. Dopo il successo però, Niccolò e i suoi collaboratori non si sono cullati sugli allori ma si sono impegnati nella realizzazione di un nuovo prodotto da indossare: il maglione fatto con gli scarti dei denim, il famoso tessuto di cotone e lino dei jeans. “In verità era un tessuto già presente sul mercato-osserva Niccolò – , ma nessuno ma hai creduto al suo potenziale valore commerciale. Noi, dopo due mesi di ricerca, abbiamo deciso di utilizzarlo per fabbricare dei maglioni che oggi sono molto richiesti”.

Il legame con il territorio pratese è più forte che mai, tanto che per ogni acquisto online Rifò dona 2 euro a Legambiente Prato e Opera Santa Rita (Onlus della Diocesi di Prato che svolge attività educative per minori in difficoltà) e Ami Prato (Onlus per la maternità e l’infanzia). Per Niccolò Prato è la città giusta per un’azienda come Rifò, anche se mancano strumenti di aiuto come gli start-up accellerator. “Per il futuro-conclude- vogliamo intensificare la raccolta dei jeans e espandere il nostro marchio all’estero”.