Una nuova epidemia di Ebola?

Una nuova epidemia di Ebola?

8 Agosto 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Torna a far parlare di sé il virus Ebola, con la definizione da parte dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) di una vera e propria “emergenza sanitaria globale” dopo i recenti casi a Goma, sul confine tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda. 

Si tratta del più alto livello di allarme che l’OMS possa emettere ed è stato usato solo quattro volte in precedenza, incluso il periodo dell’epidemia che dal 2014 al 2016 provocò oltre 11.000 morti nell’Africa Occidentale.  La preoccupazione da parte delle autorità sanitarie è che la diffusione del virus, che nell’ultimo anno ha causato 1600 decessi, possa raggiungere una nuova fase e superare i confini della RDC. Fino ad ora il virus è stato contenuto nelle aree più remote della Repubblica Democratica del Congo, perlopiù nelle città di Beri e Butembu, a nord di Goma e non è un caso che, nella giornata di giovedì, il Ruanda abbia deciso di chiudere la frontiera che la separa con quello che sembrerebbe essere l’epicentro di una nuova epidemia.

Ebola si manifesta attraverso sintomi molto simili a quelli di altri virus, con la comparsa di febbri e dolori muscolari, ed è solo attraverso analisi di laboratorio che è possibile stabilire l’origine del disturbo. Spesso il trasferimento in un centro medico in cui il virus viene trattato è complicato non solo dalla difficoltà degli spostamenti nelle zone colpite da Ebola, ma anche dalla paura dello stigma che colpirebbe la persone infetta e la sua famiglia. Solo negli ultimi anni è stato messo in piedi un sistema di auto-sorveglianza, con membri interni alle comunità che vanno di casa in casa per valutare se una semplice febbre sia provocata da Ebola o da un altro virus e team di psicologi in contatto con le autorità locali che cercano di scardinare il meccanismo per cui alla base della malattia ci sarebbe una causa soprannaturale. 

Trattandosi di un virus estremamente contagioso – si trasmette attraverso il contatto diretto con tessuti non cicatrizzati di pelle, naso e bocca oppure con la vicinanza a feci, vomito o fluidi corporei del malato, le analisi devono essere tempestive. In caso contrario il paziente tende a morire per disidratazione e insufficienza degli organi. 

Nel Dicembre 2016, dopo due anni di studi, è stato sintetizzato un vaccino in forma sperimentale. I risultati della campagna di vaccinazione, pubblicati lo scorso Aprile in un documento dell’OMS, parlano di efficacia nel 97.5% dei casi. Nello stesso documento, tuttavia, la stessa organizzazione internazionale esprimeva la propria preoccupazione per le difficoltà nella campagna di vaccinazione, dovute tra l’altro ad una difficile situazione politica e ai continui scontri tra forze governative e rivoltosi.  

A far paventare una seconda epidemia la scoperta di quello che è stato definito dall’OMS un “game-changer”, una figura vicina al “paziente zero”, il prete di Goma che avrebbe portato l’epidemia pericolosamente vicina al confine con il Ruanda.