Botte e razzismo: per 15 giorni chiuso stabilimento balneare

Botte e razzismo: per 15 giorni chiuso stabilimento balneare

9 Agosto 2019 0 Di il Cosmo

Stabilimento chiuso per razzismo. Idealmente, è scritto proprio così al ‘Cayo Blanco’ di Chioggia – Sottomarina. Quindici giorni in punizione, su decisione del questore di Venezia, per atti di razzismo e violenze sotto l’ombrellone. A memoria, è il primo provvedimento di questo tipo contro uno stabilimento balneare, costretto – proprio nel periodo di massimo afflusso dei turisti – a tenere ombrelloni e sdraio chiusi.

Del resto, da quel che è emerso, i buttafuori malmenavano i clienti al ‘Cayo Blanco, dove c’era anche una selezione all’ingresso in spiaggia. Basata sul colore della pelle. E dire che queste erano le persone che avrebbero dovuto proteggere i bagnanti. Il provvedimento cautelare si basa sull’articolo 100 del testo unico di pubblica sicurezza (atti di violenza da parte del personale di sicurezza nei confronti degli avventori). L’ultimo episodio è del 3 agosto scorso: un 43enne è stato spinto fuori dal locale; ha reagito ed è stato quindi raggiunto da calci e pugni per opera di uno dei buttafuori dello stabilimento veneto. Per il malcapitato frattura di perone e mascella, 30 giorni di prognosi.

Come ha fatto sapere la Questura, pochi giorni prima si era verificato un caso di discriminazione razziale. A un giovane 20enne italiano, ma di origini etiopi, residente nel rodigino, era stato impedito l’accesso alla spiaggia dai soliti noti, i buttafuori. Il ragazzo era insieme ad alcuni amici, ma era stato bloccato all’ingresso con questa giustificazione: “Non possono entrare persone con la pelle scura”. La scusa? Nello stabilimento c’erano stati troppi furti e le persone sospettate erano di colore. Furti di cui nessuno ha ricevuto denuncia.

Le indagini hanno portato a scoprire altri casi di botte e razzismo al ‘Cayo Blanco’. Polizia e carabinieri hanno accertato che a un altro avventore erano state rotte le ossa nasali (prognosi di 20 giorni). “Fatti che hanno generato un elevato allarme sociale, evidenziando una non adeguata vigilanza del locale da parte del gestore e minato pericolosamente diritti costituzionalmente garantiti quali la pari dignità sociale senza distinzione di sesso, razza, lingua e religione”. Diritti che devono essere garantiti specialmente da chi è autorizzato ad avere un pubblico esercizio. “Rappresentano pertanto una preoccupante minaccia all’ordine e alla sicurezza pubblica, aggravati da aspetti di deriva razziale, in special modo se riferiti a un luogo di ritrovo per un significativo numero di giovani”.

di Alessandro Pignatelli