Il dahù

di Fabiana Bianchi –

In occasione delle vacanze, permettiamoci a nostra volta un piccolo viaggio. Lasciamo la triste landa delle “fake news” per addentrarci invece nell’invitante e cristallino mare del folclore locale. Niente “bufale” per questo numero, ma la storia ricca di fascino di una creatura leggendaria. E se le false notizie vanno stroncate senza pietà, questo tipo di racconto è invece tutto da condividere: non necessariamente su Facebook, ma magari in un rifugio intorno al fuoco.

I vacanzieri che hanno scelto di trascorrere le ferie in montagna, in particolare nella zona alpina del nord ovest, potrebbero avere sentito parlare di un animale curioso: il “Dahu”, pronunciato con l’accento sulla u finale. Niente paura: è erbivoro. Qualcuno giura addirittura di avere visto questa creatura leggendaria aggirarsi tra le montagne della Valsessera. Altri chiedono aiuto per scongiurarne l’estinzione: a mettere a rischio l’esistenza del dahu è l’incredulità diffusa. Per contribuire alla salvaguardia della creatura, è sufficiente diffondere la sua storia affinché altre persone possano tenerla viva.

Ma com’è fatto un dahu? Le poche testimonianze sono talvolta contradditorie. In moltissimi casi è raffigurato come un animale piuttosto simile a un camoscio. A contraddistinguerlo è però sempre l’asimmetria delle zampe: una coppia di arti è più corta dell’altra, per permettergli di correre agevolmente lungo i pendii alpini. Nel caso il dahu abbia le zampe più lunghe sulla parte destra del corpo, si parla di “dahu levogiro”, destinato a camminare sempre in senso antiorario sul fianco della montagna. Se invece sono le zampe a sinistra a essere più lunghe, il dahu prende il nome di “destrogiro” e corre solo in senso orario. Secondo altri racconti, meno diffusi, le zampe più corte sarebbero quelle anteriori: questo lo agevolerebbe in salita.

Un’altra particolarità del dahu è la modalità riproduttiva: nonostante sia un mammifero, infatti, questo animale depone le uova. Lo fa, di solito, in zone particolarmente impervie e inaccessibili. Le uova di dahu, del resto, sono un tesoro raro. È estremamente difficile anche vedere dei cuccioli: secondo alcune storie, infatti, i piccoli dahu rimarrebbero nel marsupio materno fino ai quindici anni di vita. I figli di femmina di dahu destrogire sono immancabilmente levogiri e viceversa. La conformazione fisica dei dahu rende gli incontri con i loro simili piuttosto macchinosi: lo racconta bene il gruppo dialettale dei “Polveriera nobel” nella chicca “’l dahù annamorà”.

Malgrado il dahu sia un animale timido e sfuggente, catturarlo sarebbe molto facile. È sufficiente sorprenderlo alle spalle e gridare: “Dahu!”. La creatura, per sua natura molto curiosa, si girerà a guardare e si troverà con le zampe più corte a valle. Inevitabilmente, quindi, cadrà. 

La parte più difficile consiste però proprio nell’avvistamento: solo le persone più pure di cuore, si dice, possono vedere con i loro occhi un dahu. Difficile dunque che l’animale finisca su Instagram: si accontenterà di continuare a esistere nei racconti e nella cultura della gente di montagna.

Rispondi