“Lo sport è vita: nessuno deve essere escluso”

di Sabrina Falanga –

“Ogni partita, per Davide, è una vittoria”. Non ha bisogno di fare gol o di finire davvero la partita in vantaggio. Davide, racconta la sua mamma ai media, sente di vincere ogni volta. Semplicemente perché la sua sfida era quella di poter giocare a calcio: e ci è riuscito.

“Per lui –  ha raccontato ancora la mamma – è una gioia andare a comprare scarpine e magliette e poter dire ai compagni che gioca a calcio”.

Davide, a otto anni, ha chiesto alla mamma di poter giocare a calcio. “Va bene” gli rispose la donna. Ma Davide non camminava ancora, a causa di una tetraparesi distonica provocatagli alla nascita da un mancato taglio cesareo; oggi Davide ha undici anni e si muove con il deambulatore.

Carmela, la madre, si mosse immediatamente per realizzare il sogno del figlio: cercò associazioni e aiuti che potessero far giocare a calcio i bimbi con deficit motori e/o mentali, ma sembrava impossibile trovare qualcosa che fosse anche solo lontanamente simile.

Ed è qui che nasce la possibilità.

Carmela non si arrende e siccome nota che, effettivamente, associazioni del genere non ne esistono, la fonda lei: fonda dunque l’associazione Supereattivi, con la collaborazione di un’equipe multidisciplinare. Scopo dell’associazione è quello di far giocare insieme bambini con e senza disabilità, per alimentare il fondamentale processo di inclusione; non solo, l’aiuto è arrivato anche dalla Casalotti Calcio, squadra della periferia ovest di Roma, che ha messo a disposizione gratuitamente il campo e un allenatore.

Supereattivi: una squadra oggi composta da venti ragazzi, con diverse difficoltà fisiche e/o cognitive. Anche Davide, ovviamente, gioca. Indossa il numero 9 e porta con sé il deambulatore. 

“Lo sport è vita, nessuno deve essere escluso” dice Carmela. E non si può che crederle.

Rispondi