Ponte Morandi: commemorazione contestata, rinvii a giudizio entro metà 2020?

di Alessandro Pignatelli –

Un anno dopo. Il 14 agosto 2019 c’è stata la commemorazione delle vittime del crollo del Ponte Morandi, a Genova. È intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ricordiamo che i morti furono 43. La cerimonia si è svolta sotto la nuova pila 9 del viadotto, dove è stata celebrata anche la messa dall’arcivescovo della città, il cardinale Angelo Bagnasco. Si è cominciato leggendo i nomi delle vittime, alle 11.36 – ora esatta del crollo – la cerimonia si è interrotta, le campane hanno suonato a lutto, i tassisti hanno suonato il clacson e le navi hanno azionato le loro sirene. 

Tanti gli applausi ricevuti dal capo dello Stato, che ha abbracciato i familiari delle vittime. Ma non erano presenti tutti, alcuni molto critici hanno infatti definito la commemorazione solo una passerella di politici. Presente, invece, l’ad di Atlantia nonché ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, uno degli indagati. Così come l’attuale amministratore delegato Roberto Tomasi. E ancora: Gianni Mion (presidente di Edizione) e Giuliano Mari (presidente Aspi). A invitare la delegazione il commissario e sindaco di Genova Marco Bucci. Non sono rimasti, molto, però, sotto il capannone, anche perché alcuni familiari delle vittime hanno chiesto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte che non partecipassero alla cerimonia.

Autostrade per l’Italia aveva affidato a una lettera, pubblicata sui principali quotidiani, il suo pensiero: “A un anno dalla tragedia del Ponte Morandi, il Cda di Autostrade per l’Italia, quello di Atlantia e i lavoratori di tutto il gruppo rinnovano il cordoglio e la compassione più sincera per le vittime del crollo e per il dolore dei loro familiari. Siamo consapevoli e profondamente rammaricati per la gravità delle sofferenze e dei disagi causati all’intera comunità genovese dal crollo del Ponte Morandi”.

Conte ha ricordato: “Genova oggi è il simbolo della volontà di rinascita. La ricostruzione è cominciata. Il nuovo ponte dovrà essere percorribile nell’aprile dell’anno prossimo. Ringrazio tutto per il lavoro fatto insieme. Il ponte rappresenterà il simbolo della rinascita”. La parola è passata quindi a Bucci: “Genova vuole crescere, si merita infrastrutture di primo livello, la città è unita è sta collaborando. Sia sul lato ovest che est del ponte anche oggi stiamo lavorando, non abbiamo interrotto i lavori, la nuova pila 9 è quasi a 20 metri, abbiamo già 11 pile con fondamenta. stiamo rispettando il piano dei lavori, sono convinto che a fine aprile 2019 inaugureremo il ponte. Ho parlato con il premier Conte che si associa ai sentimenti della giornata di oggi con la volontà di commemorare chi ha perso la vita e allo stesso tempo di continuare a supportare gli investimenti di cui abbiamo bisogno per far tornare Genova una grande città. La prossima primavera Genova avrà il nuovo ponte, venite in macchina e ci passerete sopra”.

Infine Egle Possetti, rappresentante dei familiari delle vittime: “Vogliamo giustizia. Se manca giustizia, uno Stato democratico non ha senso. Abbiamo perso un pezzo del nostro cuore, che non ci potrà più essere restituito, la loro è stata una morte assurda che non possiamo rassegnarci ad accettare. Stiamo sopravvivendo da un anno e vorremmo tornare a vivere, ma è come una montagna da scalare. Non possiamo più pensare di abbracciarli e vedere il loro sorriso. Quanto accaduto è inaccettabile. Per la loro memoria dobbiamo accertare la verità”. E “come cittadini non possiamo accettare che eventi di questo genere possano accadere. Non possiamo restare inermi, chiediamo un segnale concreto affinché i cittadini possano sentirsi tutelati. La loro è stata una condanna a morte. Vogliamo giustizia perché un paese democratico non può essere senza giustizia”.

Le indagini, i tempi

A che punto sono indagini per il crollo del Ponte Morandi? Il procuratore capo Francesco Cozzi spiega: “Tutto dipende dai tempi dei tre periti nominati del giudice. Ma se gli esperti riusciranno a rispettare il programma, e a consegnare entro il 19 dicembre la loro relazione sulle cause del crollo del ponte Morandi, possiamo pensare di chiedere le eventuali richieste di rinvio a giudizio intorno alla metà del 2020″.

Un anno dopo, insomma, è ancora tutto fermo: “Non abbiamo ancora portato a casa nulla”. Ci sono 73 accusati, di omicidio colposo plurimo e omicidio colposo stradale, di disastro colposo, attentato alla sicurezza dei trasporti. Diventeranno imputati? Cozzi, però, vede la luce in fondo al tunnel: “Su un punto siamo sicuramente soddisfatti, ed è quello dei tempi e dei ritmi dell’indagine. Un’indagine in cui, al di là del gentleman agreement tra accusa e difesa, è in atto un confronto serratissimo e durissimo. E lo si può capire anche guardando qual è la posta in gioco”.

Aggiunge il procuratore capo: “Prima di accertare le cause del crollo, dobbiamo rispondere a una domanda: quel viadotto poteva reggere il passaggio di 25 milioni di veicoli senza alcuna limitazione? Quella struttura era, alla luce del suo stato di salute, ancora idonea a rimanere aperta senza alcuna limitazione?”. Ammette: “Qui parliamo di una vicenda che ha parecchie lacune in tema di diligenza e accuratezza”. Anche perché qualcosa è stato già prodotto: i tre periti hanno consegnato la relazione sullo stato di salute del viadotto: “L’indice di corrosione dei cavi era elevatissimo, ma quanto abbia influito sulle cause del crollo lo diranno i tecnici. Non vogliamo dire nulla o rivelare segreti investigativi che possano indebolirci nel nostro lavoro”.

La tragedia di Genova è servita per aprire un fascicolo parallelo sullo stato di salute di tutta la rete autostradale: “Senza generare allarmismi o ansia, siamo di fronte a infrastrutture che richiedono una manutenzione continua e attenta perché non si può non garantire la sicurezza di chi le usa. Se una struttura è fatta di un certo materiale, bisogna pensare che oggi viene sottoposto a uno stress almeno cinque volte maggiore di quando era stato progettato. Subisce una usura maggiore, anche da fattori esterni. E bisogna averne maggiore cura”. 

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