Trump gioca a Risiko: Groenlandia nel mirino

di Valeria Arciuolo –

Ha esordito dicendo che sarebbe un grande affare immobiliare.

Così Trump, presidente degli Stati Uniti d’America, ha annunciato il suo interesse nell’acquistare la Groenlandia, ed è trapelata tra le pagine del Wall Street Journal, in cui sono state citate le persone informate sui fatti. All’inizio non si capiva l’effettiva concretezza, ma domenica 18 agosto 2019, Trump ha tolto ogni dubbio.

“Sostanzialmente è di proprietà della Danimarca”, ha detto il p/residente parlando con i giornalisti durante una visita nel New Jersey. “Siamo ottimi alleati della Danimarca, proteggiamo la Danimarca come proteggiamo gran parte del mondo. Strategicamente sarei interessato, ma ne dobbiamo parlare un po’. Non è una questione di primaria importanza, ve lo posso assicurare.”

Trump ha giustificato tutto ciò dicendo che per la Danimarca, l’isola pesa in maniera negativa sull’economia della popolazione danese.
Non si sono fatte attendere le repliche della prima ministra danese Mette Frederiksen: “La Groenlandia non è in vendita. La Groenlandia non è danese. La Groenlandia appartiene alla Groenlandia. Spero vivamente che non sia un’idea seria.

La Groenlandia difatti, appartiene politicamente alla Danimarca, ma si autogoverna con una grande autonomia per quello che riguarda le risorse proprie e lo sfruttamento delle proprie terre, in larga parte coperte dal ghiaccio.

E’ comunque una regione molto legata agli Stati Uniti: non solo perché geograficamente gli appartiene, ma anche perché è sempre stata presidio strategico centrale della Nato. Sull’isola è esistente la base militare americana più a nord, oltre 1000 chilometri sopra il circolo polare artico. Si chiama Thule Air Base ed è parte del sistema di allerta antimissilistico statunitense.

Non è, storicamente, la prima volta che gli Stati Uniti tentano di comprare l’isola: era già stata presentata un’offerta da 100 milioni di dollari nel 1946, e un’altra volta nel 1867. In entrambe le occasioni la Danimarca aveva rifiutato di vendere.

Ma come mai tutto queste interesse verso l’isola? La risposta è presto data: le materie prime. Oltre a essere una terra ricca di uranio (abolita poi nel 2013 l’estradizione di esso), su di essa ci sono giacimenti di petrolio, carbone, piombo, diamanti e gas naturale. Senza dimenticare la crescente importanza geopolitica: con lo scioglimento delle calotte, le rotte marittime polari sono destinate a moltiplicarsi, mantenendo /aperti anche d’inverno passaggi a nord ovest che fanno così gola anche a Mosca, a Pechino. Sempre per il problema di surriscaldamento globale, potrebbe portare alla luce anche gli enormi giacimenti di petrolio e gas dell’Oceano artico, secondo alcuni esperti  i più grandi al mondo non ancora sfruttati.

Ma il paragone che più si appresta a queste dichiarazioni è certamente tra Trump e il presidente Dwight Eisenhower nel 1959, quando ci fu l’inclusione dell’Alaska, uno degli acquisti più sensazionali degli Stati Uniti. La Russia voleva disfarsene perché la riteneva poco preziosa e troppo remota per difenderla. Grazie a Eisenhower venne annessa come 49° stato.

Per Trump sarebbe un’eredità agli Stati Uniti. La Danimarca, esattamente come le altre due volte, ha chiuso a ogni trattativa. Speriamo solo, non sia l’ennesimo tentativo, dettato da manie di grandezza dello stesso presidente, per attirare positività sulla gente e alzare indici di gradimento per le elezioni, vista la ricchezza dell’isola. Nelle ultime ore il presidente ha lanciato un Tweet, con un fotomontaggio della Trump Tower sulle coste della Groenlandia corredata da “ Prometto di non realizzarla.” Un passo indietro oppure un rilancio?

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