Valter D’Errico: con Il giorno più bello racconto l’attualità

di Luca Forlani –

Attore, regista, sceneggiatore e produttore. Valter D’Errico ha saputo attraversare con bravura le molteplici sfaccettature del mondo del cinema e dello spettacolo. Il suo ultimo lavoro che l’ha visto impegnato come regista, sceneggiatore e produttore sta riscuotendo un notevole successo. Il giorno più bello – questo il titolo del cortometraggio – ha ricevuto al Festival dei Tulipani di Seta Nera il premio per Miglior attrice protagonista – dedicato a Monica Schettini – a Caterina Milicchio e, la menzione speciale “Sorriso diverso” dato al piccolo Mario Sinisgalli. Inoltre, ha ricevuto una menzione speciale al Taormina Film Festival, con la seguente motivazione: “per essere vicino a tutte le persone vittime di violenza e per aver veicolato il messaggio che denunciare è fondamentale”. 

  • Il giorno più bello sta riscuotendo grande successo, secondo lei qual è la forza del cortometraggio?

Sono molto felice del successo che sta avendo Il giorno più bello, prima di Taormina abbiamo partecipato al Festival Internazionale dei Tulipani di Seta Nera dove abbiamo ricevuto due premi. Un grazie speciale a Diego Righini e a Paola Tassone per aver creduto nel corto. La forza del corto è dovuta soprattutto agli attori che ci hanno lavorato. Ho avuto la fortuna di lavorare con due grandissimi professionisti: Caterina Milicchio e Gianclaudio Caretta. Credo che il successo di questo corto sia proprio quello di aver raccontato la verità nuda e cruda senza lasciare lo spettatore in balia dell’immaginazione. 

– Il cortometraggio è ispirato ad una storia vera?

Non è ispirato a nessuna storia in particolare. Tuttavia, essendo una storia di grande attualità può ricordare episodi di violenza  reali. 

– Secondo lei, perché il cinema racconta poco la realtà?

Io amo raccontare sempre la verità senza mai girarci attorno. Il cinema deve far ridere, piangere, arrabbiare, riflettere. Il cinema deve, in una parola, emozionare. Io vado al cinema almeno quattro volte a settimana e poi a casa sono un Netflix dipendente. Guardo di tutto, dalle serie tv ai cartoni animati. Sono molto curioso e cerco sempre di essere informato su quello che accade nel mondo della settima arte. Quando gli amici mi chiedono come faccio ad essere sempre sul pezzo io rispondo: “amo questo mestiere, mi ritengo un operaio delle grandi emozioni”.

  • Com’e’ nata la collaborazione con la celebre attrice e produttrice americana Jo Champa?

Jo ed io ci conosciamo da circa venticinque anni e ci siamo sempre voluti bene come fratelli. Per questo motivo non abbiamo mai collaborato, è sempre meglio non mischiare il lavoro con l’amicizia. Quando le ho parlato di questo progetto, immediatamente mi ha chiesto di farne parte. Infatti, è una delle produttrici insieme alla 77 Film Productions. Mi è stata molto vicino sia durante le riprese che durante il montaggio. Mi ha sempre spronato a raccontare la verità. È una donna molto saggia. È un insieme di tante cose: bellezza, eleganza, simpatia e classe. 

– Ha debuttato giovanissimo come attore con Luca Ronconi. Che ricordo ha di lui? Cosa le ha insegnato?

Ho iniziato giovanissimo a studiare recitazione. I miei genitori mi iscrissero a soli tredici anni alla scuola Teatro Duomo e poi a quella dello Stabile di Torino diretta da Luca Ronconi. Ho visto raramente il Maestro, ero troppo piccolo per avere un rapporto con lui.

Mi ha insegnato un modo diverso di recitare. Ho visto tantissimi suoi spettacoli; ho amato Anna dei Miracoli con una Mariangela Melato straordinaria e Quer Pasticciaccio brutto di via Merulana. Oltre a Ronconi, devo ringraziare anche Antonio e Pupi Avati e Carlo Delle Piane che mi hanno voluto come co-protagonista del film Ti amo Maria. Grazie a loro ho iniziato un percorso difficile  ma molto soddisfacente. 

– Perché ha deciso di tralasciare progressivamente la recitazione per dedicarsi maggiormente a regia, sceneggiatura e produzione?

Penso sia stato un percorso obbligato. Da ragazzino, a Grugliasco la mia città natale, lavoravo come apprendista fotografo presso uno studio fotografico gestito da una coppia di persone a cui sono molto legato: Amalia Mazzotta e Roberto Fiorio. Amalia mi ha insegnato ad essere ordinato nel lavoro nella numerazione dei negativi e tutto ciò che era organizzazione del lavoro. Roberto invece mi ha insegnato a posizionare le luci, a regolare gli asa della pellicola e tutto ciò che riguardava l’inquadratura. Ecco da lì ho iniziato ad avere il gusto di comporre le immagini ed è ciò che faccio oggi quando dirigo un film. Amo visceralmente questo mestiere. Per la carriera ho rinunciato ad avere anche una famiglia, mi sono ritrovato poi troppo grande per farmene una. La recitazione, invece, è come il primo amore, non si scorda mai. Se dovessero propormi un ruolo simpatico e brillante potrei anche ritornare a fare l’attore. 

  • Dove sta trascorrendo le vacanze?

In questi giorni sono con mia mamma che non vedo quasi mai. Mi trovo in un luogo che ha segnato la mia infanzia e a cui sono molto legato: la casa dei miei nonni materni, che si trova sull’eremo d’Annunziano a San Vito Chietino. Poi verso fine agosto andrò una decina di giorni in Puglia in un posto magico, precisamente a Tenuta Petrose, a Sava in provincia di Taranto, dal mio caro amico nonché ideatore del borgo, l’architetto Giuseppe Milizia

  • Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Sto lavorando a tre progetti: un corto, un documentario sulla vita di un’artista e un lungometraggio. Sono molto motivato a lavorare su dei progetti che hanno a che fare con il sociale; siamo talmente fortunati che dovremmo tutti occuparci del prossimo.

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