Challenge, lo psicologo: “Sensazioni di onnipotenza e immortalità alla base dei gesti estremi”

di Alessandro Pignatelli –

Sdraiarsi in mezzo alla strada. La nuova moda italiana, esportata dagli Stati Uniti, fa discutere gli esperti. Noi abbiamo sentito lo psicologo Piergiorgio Marchesi sui motivi che spingono gli adolescenti a comportarsi in questo modo. “La pre-adolescenza e l’adolescenza sono fasi evolutive in cui si costruisce l’identità delle persone, si è molto più sensibili al contatto con i coetanei e avviene la diversificazione dalla famiglia. Nasce così l’emulazione. A 13-14 anni si tende a sentirsi coraggiosi, onnipotenti e immortali. Si pensa che tanto le cose accadono all’altro, non a noi stessi”. 

Questo processo è “in parte necessario. Nell’adolescenza è necessario per sperimentare i propri limiti, delineare i confini, capire fin dove si può arrivare. Solo che queste prove di forza talvolta sono irreversibili, vedi una caduta mortale in moto. Il challenge è un rischio elevato e senza senso. Ma anche in questo caso, l’emulazione ha fatto alzare il tiro. Devi ricevere a tutti i costi i like, se non pubblichi il video non esisti, non hai fatto nulla. In realtà, però, così facendo il confronto non avviene dal vivo, non c’è l’aspetto relazionale. Mi metto in relazione con la rete che, però, può dare solo qualche input. Se non c’è il riconoscimento del gruppo, è come se non avvenisse mai, nella realtà”. 

Un secondo aspetto muove i giovanissimi a fare cose estreme: “La difficoltà a riconoscere e gestire le emozioni che, a questa età, solitamente sono in particolare rabbia e tristezza. L’ansia è tipica di questa fase, è difficoltà all’adattamento ambientale che chiede tanto. Questa ansia si supera facendo qualcosa di estremo. La bravata c’è sempre stata nell’adolescenza, ma ora tocca vette elevate. Accade anche con la sessualità: una volta si scopriva poco alla volta o attraverso le riviste porno o con film di quel tipo, ma erano attori coloro che interpretavano le parti. Oggi la pornografia amatoriale è di tutti. Si accede a internet e si guardano ragazzi di pochi anni più grandi che fanno cose spettacolarizzate, che devono colpire chi guarda. Quando poi vivi in prima persona l’esperienza sessuale, hai quei modelli, teatrali e forti. Si arriva alla sessualità in maniera inconsapevole, è come se si partisse dall’ultimo step. Manca purtroppo la famiglia e pure, parzialmente, la scuola, che non comprende il disagio. Gli adolescenti sono e fanno cose da adulti, senza però averne ancora i mezzi”.

Ultima motivazione ai ‘giochi pericolosi’ è la noia: “Pochi sanno gestirla a 13-14 anni. Non sanno come approcciarla. Il gesto compensa questa sensazione, più eclatante è, meglio è. Oggi abbiamo tolto anche ai bambini l’immaginazione, la creatività, con agende dense di impegni. Quando ci si trova in un momento di noia, non si sa cosa fare. Sono spazi vuoti che nessuno ci ha insegnato a riempire. Il sistema non ci porta a scoprirla e ad affrontarla. Una volta, con le generazioni precedenti, bisogna immaginare, inventare il gioco o il passatempo e dunque, nei momenti di noia, proprio l’immaginazione ci veniva in aiuto”. Ci può essere un nesso tra la scarica di adrenalina che serve a sconfiggere la noia da ragazzi e quella che cercano gli adulti, sopraffatti dalla routine di coppia, nella scappatella, nel tradimento: “Serve a sentirsi vivi. Ci sono adulti, oggi, con emotività più adolescenziale delle generazioni precedenti. La coppia ci faceva sentire completi allora, oggi permette di provare emozioni, ma se queste non sono così travolgenti, si cerca la novità”. 

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