Festival Stellari: l’ascesa degli accreditati

di Elisa Torsiello –

La mostra del cinema di Venezia è alle porte; il nostro sguardo sulla vita da accreditato

E così un’altra Mostra del cinema di Venezia è alle porte. Il tempo passa veloce, a volte troppo; lo dimostra quel cerchio sul calendario fatto mesi, promemoria color “rosso red carpet” di un evento che sembrava così lontano e invece arrivato in uno schiocco di dita. 

Perché Venezia non è solo red carpet e feste glamour; per chi il cinema lo vive nella sua totalità, lo studia, lo analizza, lo disseziona pellicola dopo pellicola, la Mostra (quest’anno giunta alla sua 76.esima edizione) è una vetrina sui gusti del pubblico, sui mutamenti interni della produzione cinematografica, sulle direzioni che questo viaggio intrapreso sulla scia di una luce di proiezione prenderà.

Quelli che per molti possono sembrare dieci giorni di feste, divertimento e ore da passare in una sala cinematografica, per gli accreditati sono in realtà una giungla. Ogni mattina un accreditato, sia esso studente, giornalista, o critico, si sveglia e sa che deve correre più veloce degli altri per prendersi un posto sicuro in fila; perché Venezia è fatta di file. 

Come ogni avventura la sua preparazione inizia mesi prima. Tutto parte dalla ricerca di una casa; se sei fortunato già a dicembre hai una sistemazione, altrimenti ti tocca passare i quattro/cinque mesi che anticipano l’inizio del festival su siti di affitti di bed and breakfast e camere situati in posti che nemmeno sapevi esistessero a Lido di Venezia. Segue il periodo “toto-titoli”: Nostradamus del XXI secolo, l’accreditato stila un elenco di possibili presenze, nella speranza che ci sia quel film da lui tanto atteso che, inevitabilmente, mancherà. E poi arriva lei, la conferenza stampa di presentazione dei film della mostra: un’ora di fuoco a cui seguiranno ricerche e indagini volte a scoprire un qualche aneddoto o informazione utile alla fine della visione e della recensione La scrivania diventa il campo di battaglia; evidenziatori, computer, block-notes le armi vincenti. Ma per quanto uno provi ad arrivare preparato all’appuntamento veneziano, ogni film è una scatola chiusa e ogni foglio un canovaccio da modificare, gettare via, riprenderlo e riempirlo di intuizioni, spiegazioni e critiche interessanti, ma sempre più indebolite da una stanchezza debilitante. Un film a Venezia (così come in ogni altro festival) è un pacco regalo trovato sotto l’albero a Natale; vedi l’incarto, lo scruti, ipotizzi il suo contenuto, ma sarà soltanto quando lo aprirai che potrai elaborare un tuo giudizio, rimanendo il più delle volte quasi del tutto sorpreso. 

Stanchi e il più delle volte affamati, non saranno certo le nottate insonni, gli Spritz bevuti come benzina per andare avanti a fermare gli accreditati festivalieri; ogni giorno rieccoci lì, a fare file e a battere veloci sulle tastiere dei computer, sfidando il tempo e i pochi minuti che separano una proiezione dall’altra. Una forza, quella dell’accreditato, sospinta da quelle immagini sullo schermo, carburante fatto di luci e ombre che ti tengono sveglio, o ti danno il colpo fatale, lasciandoti così cullare da Morfeo su poltrone non sempre comodissime e all’interno di sale congelate. 

Devi essere un campione di Tetris per vedere tutti i film che vuoi a Venezia, e comunque ci sarà sempre quel film che perderai e che, immancabilmente, vincerà il Leone d’Oro. Congiunzione tra passione e lavoro, luogo dove i pennarelli per gli autografi si mescolano ai microfoni per le interviste, e la tua professionalità fa a gara con i tuoi ricordi di infanzia di fan sfegatato, la Mostra del cinema di Venezia è un luogo unico, un corollario di appassionati che si incontrano, si confrontano, uniti insieme da quella magia visiva che è il cinema. 

Usciti da una proiezione gli sguardi cercano quelli dei propri amici, di colleghi più navigati, di perfetti sconosciuti scossi quanto te per quanto visto, o altrettanto pentiti per quei minuti preziosi sottratti al sonno e regalati a un film di infima qualità. Lacrime e sbadigli, selfie e corse, caffè, colazioni e pranzi consumati in fretta e furia; sono tutti passaggi della vita di un accreditato a Venezia che ci dilaniano dall’interno, ma che noi tutti ignoriamo, alimentati da una passione un po’ masochista che nonostante tutto ogni anno ci riporta là, a Lido di Venezia, tra quelle file interminabili, jet-set americano, starlette italiane e feste in cui tentare di imbucarsi. 

Con l’accredito al collo per dieci giorni ogni accreditato si sente investito di superpoteri; per dieci giorni ti senti protagonista di un evento unico, stressante sotto molti punti di vista, ma gratificante. Per dieci giorni sogno e veglia vanno a braccetto, per cui se vedrete mai un accreditato riposarsi sulle scalinate davanti all’Excelsior non deridetelo: sta soltanto sognando la sua prossima recensione. 

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