Le sfide per il futuro al G7 di Biarritz

di Martina Cera –

ll G7 è la riunione a cui partecipano i leader di sette dei paesi più industrializzati al mondo: Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Giappone, Francia, Canada e Italia, più una delegazione dell’Unione Europea. Quello del vertice di Biarritz, Francia, è un nuovo format pensato per coinvolgere nei tradizionali incontri fra leaders anche rappresentanti della società civili e dei Paesi partners, nel tentativo di rendere il dialogo il più inclusivo possibile. Hanno quindi fatto parte della conferenza anche Cile, Sud Africa, Australia ed India insieme a Burkina Faso, Senegal, Ruanda, oltre ad un rappresentante dell’Unione Africana. 

Il tema dell’incontro, che si è svolto il 25 e il 26 agosto, è “Fighting inequality” con un focus sulle diseguaglianze di genere, la lotta ai cambiamenti climatici e l’accesso alla salute. Tradizionalmente il G7 è anche l’occasione, per i leaders delle potenze che rappresentano il 50% dell’economia globale, di trattare i temi caldi dell’agenda internazionale. In un’estate in cui le tensioni in alcune regioni, tra cui quella mediorientale, sembrano essersi acuite e molti Stati restano sospesi in una situazione di crisi – basti pensare a quanto sia rilevante il dossier Brexit per l’Unione Europea, il meeting non ha brillato per concretezza nelle proposte. L’Italia ha portato a Biarritz un Presidente del Consiglio dimissionario, il Canada di Justin Trudeau va incontro a nuove elezioni, Boris Johnson si è insediato a Downing Street da meno di un mese e Donald Trump si prepara alla discesa in campo per un secondo mandato. A rendere ancora più critica la situazione la spaccatura atlantica tra i Paesi dell’Unione Europea e gli Stati Uniti, causata dalla cosiddetta “Guerra dei dazi”, e non solo. L’unico a chiudere l’incontro con un bilancio positivo è stato il presidente francese Emmanuel Macron, che ha incassato una doppia vittoria su due temi caldi: l’Iran e il negoziato con la Cina. 

Il punto di svolta, rispetto alla prima questione, è stato l’arrivo a Biarritz del Ministro degli Affari Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. La Francia di Macron lavora da settimane per riportare al tavolo dei negoziati la questione del nucleare iraniano, evitando quindi l’escalation militare nella regione. Il Presidente francese si è, di fatto, intestato il ruolo di mediazione e salvaguardia dell’accordo che Teheran voleva fosse dell’intera UE e, a giudicare dai toni della conferenza di chiusura del vertice, è probabile che la sua strategia stia dando i risultati sperati. Trump, che in prima battuta aveva rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti sull’arrivo di Zarif, si è detto aperto ad un incontro con il presidente iraniano Hassan Rouhani.

Sempre nel corso della conferenza conclusiva Trump ha poi detto di aver avuto una serie di telefonate molto produttive con i negoziatori cinesi, ha definito il presidente cinese Xi Jinping “un grande leader” e ha dichiarato di essere pronto a ridiscutere almeno i dazi più significativi.

Ancora in bilico la posizione della Russia, esclusa dal meeting nel 2014 dopo l’annessione unilaterale della Crimea. Se da un lato il presidente americano e lo stesso Macron hanno parlato di riammissione, appoggiati da Giuseppe Conte, Angela Merkel e Justin Trudeau si sono opposti con parole molto dure: “Il G7 è una famiglia”, ha dichiarato il Primo Ministro canadese, “un club di democrazie liberali che non può accettare la presenza di un regime autocratico”.

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