Miss Italia: il grande ritorno sulla Rai

Miss Italia: il grande ritorno sulla Rai

29 Agosto 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Dunque la prossima settimana Miss Italia ritorna in prima serata su Rai1. Ovviamente tra un bel po’ di polemiche, alcune di natura etica (uso inopportuno del corpo femminile), altre di natura squisitamente politica (è il frutto della nuova gestione sovranista reazionaria). Se dicessi che io sono invece favorevole alla presenza del concorso sul servizio pubblico cosa succederebbe? Riceverei una serie di attacchi da parte del pubblico femminile, femminista e non solo (magari anche della direzione di questa testata), e anche di quello maschile benpensante?  Va bene, voglio correre il rischio, argomentando però con cura la mia posizione. Sarebbe facile ricorrere alla più diffusa e semplice delle giustificazioni, quella che ricorda come Miss Italia sia stata una fucina di talenti di attrici

Senza tornare indietro ai fasti dei primi anni Cinquanta quando dal concorso uscivano insieme Sofia Loren, Lucia Bosè, Eleonora Rossi Drago, sarebbero sufficienti alcuni nomi di annate più recenti: Anna Valle, Giusi Buscemi, Miriam Leone. Ma credo ci siano argomenti anche più solidi e profondi che riguardano la natura e la funzione di un servizio pubblico televisivo. Se un servizio pubblico ha come compito quello di garantire e favorire un’aggregazione attorno all’identità nazionale, credo che un concorso di bellezza sia un luogo idoneo per rappresentare le varie sfumature regionali, il cambiamento dei canoni estetici, l’avvento di nuove realtà.

Era il 1996 quando fu eletta la più bella miss Italia che io ricordi: si chiamava Denny Mendez e aveva la pelle nera. Quanto poi mi si pone l’eterno problema della condizione di inferiorità della donna che un concorso di bellezza avallerebbe, non posso fare a meno di pensare che accanto a Miss Italia esiste anche Miss Francia, Miss Germania e persino Miss Norvegia e Miss Finlandia. Tanto per dire due paesi dove le donne non soffrono più di alcuna inferiorità né culturale né professionale. Il problema dunque, mi pare, non sia questo.

Il problema non è, a parer mio, il cosa ma il come. Come si fa, come si mette in scena Miss Italia. Come si può fare un concorso di bellezza femminile senza volgarità, senza ammiccamenti, senza voyeurismi? Negli anni scorsi si è affermata una tendenza che mi pare discutibile. Si è cercato di costruire attorno al concorso un alibi culturale mostrando come le ragazze partecipanti non fossero solo belle ma anche brave: impegnate nel volontariato, eccellenti negli studi, lettrici di buoni libri. Ma questa è un po’ un’ipocrisia, la tipica “excusatio non petita” che finisce per diffondere solo imbarazzo, una scorciatoia che si rivela un vicolo cieco. La soluzione, infatti, è molto più difficile perché dipende da una serie complessa di elementi di linguaggio televisivo.

Ci vuole una buona, anzi ottima, conduzione, una regia originale, un uso adeguato del pubblico presente dal vivo, una capacità di scandire i tempi della serata trovando un meccanismo di voto interessante e non cervellotico, una scelta di ospiti prestigiosi, divertenti, in sintonia con il tema della serata, un tema -la bellezza- molto vasto e ricco. Bisogna evitare di cadere nella tentazione del talk show con le sue chiacchiere inutili o in quella del reality con le lacrime, le mamme e le storie patetiche, nemiche, quelle sì, di una rappresentazione aggiornata dell’universo femminile. Occorre invece essere capaci di ricreare quel clima di festa popolare (e nazionale) quale il concorso dovrebbe essere.

Qui si gioca la partita e qui, sul piano specifico della qualità della produzione, il servizio pubblico deve mostrare di essere all’altezza di un compito non facile.