Omicidio a Borgo Ticino: c’è la premeditazione?

di Valeria Arciuolo –

Domani si terrà l’udienza di convalida del fermo di Alberto Pastore, l’omicida che ha confessato il delitto in “diretta” Facebook e con un video nelle stories di Instagram. Nonostante le dichiarazioni social, ieri Pastore ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al pm che lo interrogava: un atteggiamento che cambierà, avendo fatto sapere che risponderà alle domande del Gip nella giornata del 28 agosto.

La ricostruzione dei fatti è stata diffusa dai Carabinieri di Arona (No): Alberto Pastore avrebbe accoltellato l’amico Yoan Leonardi, accoltellamento avvenuto sulla SP32, nella notte tra domenica 25 agosto e lunedì 26 . I due ragazzi, entrambi 23enni, si sono trovati con altri coetanei per giocare una partita di calcetto a Cureggio, dove abitavano. Pastore ha poi invitato l’amico a fare un giro insieme in auto. Nel corso del viaggio è scoppiata una lite per motivi sentimentali, dove l’aggressore pensava che tra la vittima e la sua ex fidanzata ci fosse del tenero. Si è poi saputo che il ragazzo era ossessionato dall’ex, nonostante fossero mesi che non si frequentavano più.

Alle 2.30 giunti sulla SP32 nel comune di Borgo Ticino, Pastore ha fermato l’auto e, dopo aver estratto un coltello, ha ripetutamente colpito Yoan Leonardi alla gola. I Carabinieri della Compagnia di Arona sono stati allertati da un passante, sono riusciti a rintracciare l’auto in fuga del ragazzo, che è stato arrestato dopo essersi schiantato contro la parete della galleria all’altezza di Castelletto Ticino. Si sta pensando alla premeditazione in quanto il ragazzo aveva più coltelli con sé in macchina quella sera.

Nel frattempo Alberto Pastore ha postato uno stato dove confessava l’omicidio con un post sul social Facebook, e una serie di video nelle stories di Instagram. Ma perché avrebbe fatto un gesto genere? Cosa lo ha spinto a scrivere l’accaduto sui social, piuttosto che chiamare i genitori o i soccorsi? Lo abbiamo chiesto alla Psicoterapeuta Sara Padovano.

 Cosa ha spinto questo ragazzo a scrivere una confessione di omicidio, subito dopo lo stesso?

Nei ragazzi di oggi, sempre presenti sui social, c’è una totale sovrapposizione tra il sociale e il social, con la perdita della dimensione della realtà. Il social diventa quindi uno strumento per, anche confessare un omicidio, per il fatto che esiste un filtro. Il giudizio arriva da lontano, così come la conferma di se stessi. Lui si è probabilmente sentito sicuro confessando così perchè non avrebbe dovuto affrontare persone fisiche.

Cosa spinge i ragazzi di adesso a non accettare la fine di amori, sopportazioni di tradimenti oppure, come in questo caso, la convinzione che l’amico era un ostacolo per la sua ricongiunzione con l’ex?

I ragazzi di oggi hanno un’adolescenza protratta, a 23 anni alcuni di loro non raggiungono ancora una maturità tale da saper affrontare certe situazioni. Per questo in base alla popolarità social loro si accettano o meno, si sentono protetti, e si difendono. Probabilmente, a differenza del femminicidio che il pensiero è “se non ti ho io non può averti nessuno”, in questo caso la vittima era un ostacolo per riuscire a ricongiungersi con la ex fidanzata, quindi andava eliminato. E’ una generazione di insicuri, e io avvaloro e spiego tramite conferenze, la teoria di John Bowlby sulla teoria dell’attaccamento dei bambini. Secondo il mio parere, anche se non ho avuto modo di approfondire, il ragazzo non è in grado di superare la fine di un rapporto, lo stacco e il contatto con l’altra persona.

Secondo Bowbly l’attaccamento alla madre, e hai giorni nostri, anche al padre, influisce sull’età adulta del bambino sin dai 2/3 anni di vita. Esistono tre tipi attaccamento insicuro: quello evitante, dove il bambino non manifesta il dolore per “non dare vinta” alla madre; ambivalente: dove il bambino ha comportamenti contraddittori nei confronti della madre, a tratti la ignora a tratti cerca il contatto. Oppure disorganizzato: nell’età adulta sfocia nella violenza.

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