Sudan: raggiunto uno storico accordo tra militari e civili

di Martina Cera –

Il 17 agosto i membri del Transitional Military Council (TMC) e i rappresentanti delle principali organizzazioni della società civile, riunite nella coalizione Forces for Freedom and Change (FFC) hanno firmato una Dichiarazione Costituzionale che sancisce diritti civili e libertà fondamentali dei cittadini sudanesi e apre la strada alla formazione di un governo ad interim chiamato a guidare il paese verso elezioni democratiche.

L’accordo, mediato dopo lunghe trattative con Etiopia e Unione Africana, prevede la creazione di un Consiglio formato da 11 membri, sia civili che militari, che governerà il Sudan per i prossimi tre anni in attesa di nuove elezioni. Per i primi 21 mesi il leader del Consiglio sarà un militare, mentre per i restanti 18 sarà un civile: la scelta del rappresentante militare è caduta su Abdel Fattah Abdelrahman Burhan, di fatto alla guida del Paese dallo scorso aprile, quando le proteste della società civile hanno messo fine alla trentennale dittatura di Omar al-Bashir. Tra le due anime del nuovo Sudan, quella che fa a capo al TMC e quella che guarda alla FFC come al futuro del Paese, non corre buon sangue, soprattutto a causa della violenza repressione portata avanti dai militari subito dopo alla caduta di Bashir. È probabile che, se la piazza non avesse continuato a reclamare maggiori libertà e una parte nella definizione del nuovo Sudan, il TMC avrebbe mantenuto pieni poteri instaurando una nuova dittatura militare.

Il pericolo non è ancora pienamente scongiurato, ma la nomina da parte del Consiglio di Abdallah Hamdok a Primo Ministro fa ben sperare in una svolta democratica. Hamdok, ex vicesegretario esecutivo della Commissione Economica dell’ONU per l’Africa, era stato nominato ministro delle Finanze l’anno scorso da Bashir, ma aveva rifiutato l’incarico. Diplomatico di lungo corso, è stato fortemente voluto dalla parte civile del Consiglio. 

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