Governo M5S – Pd: Conte premier, chi saranno i nuovi ministri

Governo M5S – Pd: Conte premier, chi saranno i nuovi ministri

5 Settembre 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Rousseau ha detto sì. La piattaforma del Movimento 5 Stelle ha votato a grande maggioranza (79,3% a favore) l’accordo tra M5S e Pd per formare il nuovo governo, con Giuseppe Conte presidente del Consiglio. Nasce dunque il Conte – bis, visto che l’avvocato era stato premier anche nella precedente alleanza che vedeva maggioranza sempre i Cinque Stelle invece alla Lega di Matteo Salvini. 

Dopo il giuramento del premier nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, verrà resa nota la lista dei ministri. Anche questa dovrà essere naturalmente approvata dal capo dello Stato. Successivamente, l’esecutivo andrà in Parlamento per raccogliere l’approvazione da parte di Camera e di Senato. Fin qui i dettagli tecnici, ma ora diventa sempre più importante capire a chi andranno i dicasteri. Il totoministri è partito da giorni, vediamo un po’ chi sale e chi scende nel borsino. 

C’è grande attesa in particolare per tre ministeri, per così dire strategici. Chi andrà agli Interni, succedendo dunque a Matteo Salvini? Chi si occuperà di un altro settore chiave come quello degli Esteri? Chi dovrà far quadrare i conti, insediandosi all’Economia? Quest’ultimo, in particolare, dovrà affrontare in prima persona la legge di Bilancio 2020, da fare pure in fretta per evitare l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’aliquota Iva. Quello che è certo è che Andrea Orlando ha detto di no a un ministero, preferendo rimanere in stretto contatto con Nicola Zingaretti per seguire da vicino il Pd. Come sappiamo, dopo un tira e molla che rischiava di far saltare l’intesa tra Dem e M5S, si è deciso di escludere la presenza di uno o più vicepremier.

Il totoministri: chi e dove?

Per la Farnesina si fa sempre più probabile che sia Luigi Di Maio il prescelto. Quest’ultimo è anche capo delegazione del Movimento 5 Stelle. Al Viminale potrebbe essere invece la volta di un tecnico, per dare discontinuità a quello che fino a poche settimane fa era un dicastero gestito in modo assolutamente politico da Salvini. Si fanno i nomi di Luciana Lamorgese e Franco Gabrielli.  Altro tecnico, di primissimo livello, è colui che potrebbe presiedere il Mef. In questo caso, sarebbe lotta a tre tra Daniele Franco, Salvatore Rossi e Dario Scannapieco. Si ripiegasse ancora su una figura politica, in via XX Settembre il favorito sarebbe Roberto Gualtieri.

.Sale, nelle ultime ore, il nome di Dario Franceschini alla Difesa, il che porterebbe anche i Democratici ad avere un nome di peso in un altro ministero chiave (ma potrebbe esserci pure la conferma di Elisabetta Trenta, anche per la questione delle quote rosa). Scendono le chances di Lorenzo Guerini. Ancora tutta da decidere la strategia per il sottosegretario alla presidenza. Conte vorrebbe Roberto Chieppa, al momento segretario generale alle presidenza del Consiglio. Di Maio spinge per Riccardo Fraccaro. Paola De Micheli (Pd) e Stefano Buffagni (M5S) si contendono il ministero dello Sviluppo Economico. Ma uno dei due potrebbe andare alle Infrastrutture. Dove però c’è anche l’insidia portata dal capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli che, in alternativa, potrebbe sedersi sulla poltrona del dicastero per i Rapporti con il Parlamento. 

I renziani che potrebbero entrare nel prossimo governo sono Ettore Rosato, Teresa Bellanova e Anna Ascani. Quest’ultima per la Cultura, Bellanova per il Lavoro. Per l’area M5S, si parla invece di Nicola Morra all’Istruzione (in lotta con l’esponente del Pd Gianni Cuperlo) e delle conferme di Alfonso Bonafede alla Giustizia e Riccardo Fraccaro ai Rapporti con il Parlamento. Infine, gira il nome di Federico D’Incà per gli Affari Regionali. Nel nuovo esecutivo potrebbe esserci di nuovo un ministero per l’Innovazione. Ballottaggio all’Ambiente tra Sergio Costa (che sarebbe dunque confermato) e Rossella Muroni, in quota Leu. Giuseppe Provenzano è invece in pole per il ministero del Lavoro. L’ex premier Paolo Gentiloni dovrebbe essere il commissario europeo italiano.  

Governo: più di 20 punti sottoscritti da M5S e Pd

Sono 26 i punti della bozza di accordo tra M5S e Pd, messa anche online. Non si parla dunque di contratto, come nel precedente governo, ma di punti strategici. Sono “le linee di indirizzo programmatico per la formazione del nuovo governo”, stese dai Cinque Stelle e successivamente approvate anche dal Partito Democratico. Si parla del ritorno del salario minimo, già presente nel contratto gialloverde. Si aggiungono, tra i temi economici, la neutralizzazione dell’aumento Iva e la riduzione delle tasse sul lavoro. Non c’è traccia della, flat tax, solo di abbassamento della pressione fiscale. 

Rimozione di tutte le forme di diseguaglianza (sociali, territoriali e di genere), inserimento della protezione dell’ambiente tra i principi fondamentali della Costituzione: “Potenziare le politiche sul dissesto idrogeologico”. I due partiti chiedono un’Europa più solidale, inclusiva, vicina ai cittadini. Superamento dunque dei vincoli imposti dall’Unione Europea. Il Movimento 5 Stelle vuole fortissimamente la riduzione dei numero dei parlamentari, già alla quarta lettura, da approvare alla prima seduta utile della Camera. Serve poi una seria legge sul conflitto di interessi e la riforma del sistema radiotelevisivo. 

Nella bozza è stata inserita pure la “riduzione dei tempi della giustizia civile e penale”, così come la riforma del Consiglio superiore della magistratura. Sull’abolizione della prescrizione, al momento, c’è distanza tra Pd e M5S. Viene introdotta la parola mafia: “Potenziare il contrasto alle mafie e all’evasione fiscale”. Questione migranti: “Una normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all’immigrazione clandestina, seguendo le recenti osservazioni del capo dello Stato”. 

Altri due punti interessanti. I pentastellati prevedono di “completare il processo di autonomia differenziata, ma preservando il principio di coesione nazionale e di solidarietà”. Sulle concessioni autostradali, “avviare la revisione”. Un cavallo di battaglia, in particolare dei falchi grillini, dopo il crollo di un anno fa del Ponte Morandi, a Genova. C’è spazio pure per inserire un punto su Roma nella bozza programmatica. “Il governo deve collaborare per rendere Roma sempre più attraente per i visitatori”. In tanti, in questi giorni, hanno parlato di un autentico assist per Virginia Raggi, sindaco della capitale nonché militante Cinque Stelle. 

L’opposizione insorge: “Governo di poltrone”

Governo di poltrone, non durerà, litigano già prima di mettersi al lavoro. L’opposizione è insorta man mano che il Pd e il M5S si mettevano d’accordo. Giorgia Meloni continua a ripetere che bisogna andare subito alle elezioni, Forza Italia non si capacita di questa alleanza, la Lega di Salvini sbotta: “L’importante era non andare a votare perché c’era il rischio che Salvini vincesse. E allora hanno deciso di allearsi, perché con la vittoria di Salvini avevano paura di  non essere rieletti. Hanno scelto le poltrone”. 

Il leader del Carroccio, sulle trattative per i nuovi ministeri, ha attaccato: “E’ un mercato delle vacche disgustoso, da cui noi siamo fuori e ne sono orgoglioso”. “Il partito delle poltrone ha segnato un gol, ma la partita è lunga. Non è il momento di disperarsi, ma di ragionare e prepararsi. Questo governicchio è sostenuto da 60 mila militanti che hanno votato su Rousseai, ma è più serio chiedere il parere a 60 milioni di italiani”. Strali contro i Cinque Stelle: “Il partito nato per combattere la casta diventa più casta della casta. Sentivo Di Maio in difficoltà. Per essere un presunto vincitore, non mi sembra avere il viso e il fisico del vincitore. E poi continuava con i no, hanno detto di no al petrolio e ai nuovi termovalorizzatori. Pd e M5S si dicono a vicenda mi fate schifo, ma l’importante per loro è non andare a votare”.