Il terremoto, le paure, la burocrazia

di Alessandro Pignatelli –

L’altra mattina qui non si parlava d’altro. Di notte, la terra aveva tremato di nuovo. E proprio nella zona di Norcia e di Accumoli, colpite duramente dal terremoto di tre anni fa. A pochi giorni dall’anniversario di quella notte che si portò via buona parte dei piccoli paesi, tra i quali Amatrice. No, questa volta non ci sono state vittime e nemmeno crolli. La battuta è fin troppo facile e amara: non c’era più niente da buttare giù. Se non le macerie, quelle ci sono ancora. A tre anni di distanza, poco si è fatto per ripulire i borghi. Figuriamoci per ricostruire e ripartire, tra carte bollate e burocrazia. Laddove è successo, è stato per la buona volontà degli abitanti. 

Tre anni fa, sentii per la prima volta il terremoto. Sì, perché su al Nord mi era successo di sentire i vetri vibrare, scoprendo solo in un secondo momento che c’era stata una scossa. Tre anni fa no. Tutto tremava. Dal divano di casa ai vetri, che sembrava dovessero rompersi da un momento all’altro. Il letto. La casa stessa oscillava. Un’esperienza davvero difficile da spiegare per chi non si è trovato nel bel mezzo di una scossa superiore a cinque gradi della scala Richter. Con tutto ciò che ne consegue, poi: paura di tornare a casa, notte a piano terra per evitare di essere svegliati e di non fare in tempo a scendere (ma molti scelsero la macchina). Piccole o forti scosse che si susseguono, l’incubo che anche a distanza di mesi pare non voler proprio finire. Quel terremoto, poi, fu anomalo perché alla prima scossa, mesi dopo ne seguirono pure di più forti. Altro che scosse di assestamento. Ecco, sentire la gente parlare di nuovo di sisma, di gradi Richter e di spavento, ha creato di nuovo il panico in molti. Anche perché la faglia è la stessa dell’altra volta. Se i 4,1 gradi di Norcia qui da me sono stati avvertiti a malapena, chi mi dice che non ne faranno di più forti prossimamente?

E poi, mi viene in mente il terremoto del Friuli. Lì veramente hanno fatto le cose bene e in fretta. Contrariamente a quello che è avvenuto qui, dove già nel 1997 c’era stato il famoso terremoto di Assisi. Insomma, dovevano essere più preparati e pronti a intervenire di nuovo. E invece hanno mancato questa volta nella sollecitudine. Che è la cosa più preziosa che ci può essere per chi ha la casa lesionata o crollata, per chi è costretto a vivere nelle casette d’emergenza o peggio nelle tende. Riprendere la vita normale. Almeno fisicamente. Non so se si possa parlare di differenza tra Nordest e Centro Italia. Perché anche in quest’ultima zona, 20 anni fa, fecero un ottimo lavoro. Non si sono ripetuti, però. E quindi ogni volta che il ‘mostro’ torna ad agitare mura e cuori, non si può pensare con terrore a quello che sta succedendo, ma anche a quello che verrà fatto successivamente per non perdere di nuovo tutto. E chissà per quanto tempo. 

Rispondi