Io sto con la De Lellis

Io sto con la De Lellis

5 Settembre 2019 0 Di il Cosmo

di Michela Trada –

“Le corna stanno bene su tutto, ma io stavo meglio senza”. Un titolo del genere merita una standing ovation quindi, per prima cosa, i miei complimenti vanno al copy e alla casa editrice per la scelta.

Avrete già capito di cosa sto parlando: del nuovo e discusso libro autobiografico di Giulia De Lellis, l’influencer fidanzata dei vip. Contrariamente a quanto stan facendo i più, questo è un editoriale pro “opera” letteraria della giovin pulzella che, davanti alle telecamere delle Iene, ha candidamente ammesso di non aver mai aperto un manuale se non a scuola (una bella trovata pubblicitaria per attirare l’attenzione). Volendo essere più precisa, si tratta di una riflessione, anti perbenista, pericolosa epidemia che infesta da anni il Bel Paese al pari della tuttologia e del leonismo da tastiera.

Non sono una seguace della De Lellis, onestamente ne conosco solo il nome e il sentito dire; non capisco, però, lo scalpore suscitato dalla news della pubblicazione del suo libro (che poi di suo al 90% c’è solo la firma perché chi lavora in questo mondo sa bene che il merito di un’uscita cartacea è di un talentuoso e anonimo ghostwriter). L’editoria è un’industria, piaccia o meno sempre su vendite si basa, e, oggi, le storie televisive e social vanno per la maggiore poiché fanno vendere e molto. L’autore viene selezionato per la propria fanpage e per la propria notorietà; se poi, ha anche qualcosa da dire e un minimo di talento, ben venga.

Attenzione: non stiamo parlando dei concorrenti dello Strega o dello Holden. Quella è un’altra musica, quella tradizionale, che non è morta, ma che è stata affiancata dalla redditizia cugina dello show business. Il pubblico che legge la De Lellis o la biografia di Francesco Totti (su dai non fatemi credere che quella sia alta letteratura) non sarà probabilmente lo stesso che apprezza un autore emergente o un saggio storico; il succo, però, non sta nemmeno in questa distinzione.

Non ti piace il libro dell’influencer di turno? Non sei obbligato a comprarlo. E tranquilli: non sono queste pubblicazioni che rovineranno il roseo futuro cerebrale dei nostri rampolli. Le news di scherno, inoltre, non fanno altro se non aumentare la popolarità del personaggio pubblico che per la legge del “voglio proprio vedere che cavolo ha scritto” raddoppierà le vendite. Perché il libro di una star di youtube non è altro se non un prodotto di marketing, studiato e analizzato alla perfezione da fior fior di consulenti e professionisti.

Torniamo al titolo del romanzo in questione: tutto è pensato per attirare curiosità e generare o eterno odio o totale empatia con la protagonista. “Eh ma una casa editrice che si rispetti non può abbassarsi a questo livello di contenuti”, l’obiezione che si legge in questi giorni sul web. Perché allora scegliere testimonial importanti e famosi per pubblicizzare merendine, wurstel e capsule per il bucato? Per vendere.

La logica è la medesima. Certo, l’allure da intellettuale radical chick su Facebook fa molto più figo; meglio esternare la propria contrarietà a certi prodotti e programmi piuttosto che confessare di utilizzarli o di guardarli di nascosto (oddio chissà cosa potrebbe pensare il vicino di casa di me altrimenti). Ma del resto in Italia siamo abbastanza esperti del “io mai questo o quello”, basti osservare quanto verificatosi nelle ultime settimane ai piani alti. In fondo, ammettere di essersi presi le corna una volta nella vita ci renderebbe tutti più veri  e simpatici.