La finta morte di Elvis Presley

di Fabiana Bianchi –

«Elvis non è morto, è solo tornato a casa sua!» non è solo una delle più celebri battute del film “Man in black”. È anche un rimando a una teoria del complotto piuttosto nota: quella riguardante la morte di Elvis Presley. Così come è accaduto per altre star della musica venute a mancare prematuramente, anche intorno alla figura di Elvis si è scatenata una sorta di psicosi. Sono ancora moltissimi i presunti avvistamenti del “Re”: secondo alcune voci, avrebbe addirittura partecipato alla festa di compleanno dedicata alla sua memoria organizzata due anni fa. 

La sua morte risale al 16 agosto 1977, quando il rocker aveva solo 42 anni. Dopo una notte pressoché insonne, la compagna lo trovò privo di sensi in bagno. La causa del decesso fu indicata come attacco cardiaco. Naturalmente, le voci sulle dinamiche della morte si sprecano. Si dice che il cantante abusasse di varie sostanze, anche per reggere i ritmi di lavoro impressionanti. Quello che si sa è che effettivamente nel corpo del Re furono trovate diverse sostanze chimiche medicinali, ma risultarono comunque prescritte legalmente dal suo medico.  La sua dieta non era mai stata particolarmente regolare, ma negli ultimi mesi di vita pare avesse decisamente esagerato con i cibi grassi, arrivando all’obesità. Infine, si dice che possa avere avuto una responsabilità nella morte anche una presunta allergia alla codeina, presente in alcuni farmaci per il mal di denti che il rocker stava assumendo in quei giorni. Il suo medico personale era di opinione diversa: secondo lui, Elvis sarebbe morto a causa di una malattia nota come costipazione cronica.

In ogni caso, a essere contestata dai teorici del complotto non è la dinamica della morte, ma lo stesso decesso: secondo alcuni fan, infatti, Elvis Presley avrebbe inscenato la sua morte per potere sfuggire alla vita logorante a cui il successo lo stava costringendo. Non solo: il Re si sarebbe goduto in prima fila la sceneggiata, assistendo addirittura al suo stesso funerale. Da lì sarebbe poi riapparso regolarmente in varie occasioni, come appunto il suo ottantaduesimo compleanno.

Ma quali sarebbero le “prove” a sostegno della finta morte? Una delle più note riguarda la sua lapide. Il suo secondo nome inciso sulla tomba è “Aaron”, mentre nella sua firma il Re usava abitualmente la forma con una sola “A”. Secondo i teorici del complotto, si tratterebbe di un errore commesso volutamente dal padre per indicare che lì non fosse seppellito davvero suo figlio. In realtà, “Aaron” è la forma usata sul certificato di nascita. Inoltre, quando la salma di Presley era già nella bara gli furono scattate delle fotografie. In esse, il Re appariva piuttosto diverso da come lo ricordavano i suoi fan. Come detto, però, negli ultimi tempi il rocker aveva preso molto peso. Si trattava di un periodo piuttosto difficile per lui e probabilmente l’aveva segnato anche in volto. Inoltre, il corpo aveva un aspetto che indusse qualcuno a pensare che si trattasse di una statua di cera. Questo si può spiegare con certe tecniche dell’imbalsamazione: la salma assume effettivamente un aspetto “ceroso” per via dei fluidi utilizzati. Un’altra “prova” portata da chi vuole a tutti i costi credere che Elvis sia ancora in vita è il peso della bara. Pesava oltre 400 chilogrammi. Questo cosa dovrebbe dimostrare? Che conteneva un manichino di cera con annesso sistema di raffreddamento per non farlo sciogliere, secondo queste teorie. La realtà è che Elvis aveva superato i 150 chilogrammi di peso in quel momento. Sommati alla struttura in zinco, non dovrebbe stupire che la bara fosse arrivata a pesare così tanto. Fu mal interpretata anche la dichiarazione del manager del Re, Tom Parker, che disse: «Elvis non è morto. È morto solo il suo corpo. Teniamo alto lo spirito. Manteniamo Elvis vivo. Ho parlato con lui questa mattina e mi ha detto: “Andiamo avanti!”». Parole metaforiche, probabilmente, ma prese alla lettera da alcuni fan.

Dunque, cosa farebbe ora Elvis? Le teorie più fantasiose gli attribuiscono l’inserimento in un misterioso programma di “protezione testimoni” o addirittura qualche coinvolgimento nel complotto culminato con la morte di Kennedy. Altri sostengono che se ne vada semplicemente in giro per il mondo, godendosi il suo ritrovato anonimato.

Finora, nessuna prova verosimile ha mai avvallato la teoria della sopravvivenza di Elvis Presley. Sarebbe bello sperare di risentire dal vivo la voce del Re del Rock, ma sembra proprio che purtroppo continuerà a esistere solo nei solchi dei vecchi vinili e nella memoria (quella sì, ancora estremamente viva) dei tanti fan che l’hanno amato.

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