La Gran Bretagna si prepara alla più lunga sospensione dei lavori parlamentari dalla Seconda Guerra Mondiale

di Martina Cera –

Lo scorso giovedì il Primo Ministro inglese, il conservatore Boris Johnson, ha ottenuto il via libera dalla regina per sospendere il Parlamento dal 9 settembre al 14 ottobre. Secondo il quotidiano britannico The Guardian si tratta della più lunga sospensione dei lavori parlamentari dal 1945. La proroguing non è, difatti, una pratica eccezionale nella politica britannica.  

Johnson intende evitare che la House of Commons interferisca nuovamente con il processo di uscita del Regno Unito dall’UE, impedendo ai parlamentari di preparare una legge per scongiurare l’eventualità del No deal

L’uscita senza un accordo, uno scenario lungamente paventato dal Governo May, ma ormai accettato come plausibile anche da Johnson, farebbe diventare il Regno Unito “una terza parte rispetto all’Unione, e le leggi dell’Unione smetterebbero di applicarsi sia nei confronti del Paese che al suo interno”, come specificato dal documento della Commissione “Preparing for the withdrawal of the United Kingdom from the European Union”. Con il no deal cesserebbero tutti gli accordi esistenti sulla libera circolazione di merci e persone nel Regno Unito, con gravi conseguenze dal punto di vista economico. Non è un caso che lo scorso agosto la stampa britannica sia entrata in possesso del protocollo di emergenza “Operation Yellowhammer”, che prevede l’assunzione di 5 mila nuovi agenti di dogana e lo schieramento di 3500 militari per contrastare eventuali disordini. 

Le reazioni alla decisione di Johnson non si sono fatte attendere. 

John Bercow, ex membro del Partito conservatori, e uno dei politici più originali e in vista da quando i cittadini del Regno Unito hanno votato per la Brexit a cui è estremamente contrario, ha definito il provvedimento di Johnson “Un’offesa alla democrazia”. 

Ruth Fox, direttrice della Hansard Society, una delle principali fonti di ricerca e consulenza indipendenti in materia parlamentare, ha ribadito le parole di Bercow e ha aggiunto, in un’intervista al Guardian, “Si tratta di una proroga senza precedenti nel mezzo della più grande crisi politica dalla Seconda guerra mondiale, con un Primo Ministro in carica da cinque minuti. Sta mettendo la regina in una situazione molto difficile”. 

Dallo scorso mercoledì si sono tenute numerose manifestazioni contro la decisione di Johnson. Anche la stampa ha protestato duramente: in un editoriale sul Financial Times si parla di “un’intollerabile tentativo di mettere a tacere il Parlamento” e lo stesso Guardian lo ha definito “Un golpe militare”.

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