Vanni Oddera: la mototerapia per far sognare i disabili

di Sabrina Falanga –

Quando è stato scelto il nome di questa rubrica, “mai contro cuore” (ispirato dallo scrittore Massimo Bisotti), si è pensato di farlo per raccontare le storie di quelle persone che, nonostante difficoltà e ostacoli, non si arrendono e perseguono la loro scelta di “seguire il cuore”, portando così a compimento vere e proprie imprese. E con imprese intendiamo record, lauree, viaggi, vittorie sportive, riuscite personali. Perché non esiste una vera e propria relazione tra il successo e qualcosa di concreto: esiste la soddisfazione di dire che si è riusciti, nonostante tutto, in ciò che più abbiamo sempre creduto.

Poi c’è anche chi, come la persona di cui parleremo in questa puntata, sceglie di sfruttare le proprie passioni, i propri talenti, le proprie capacità per realizzare i sogni degli altri e, così, anche le proprie soddisfazioni personali. Si tratta di Vanni Oddera, campione di motocross che ha scelto di “donare” la propria passione per la “mototerapia”: e così anche i bambini disabili possono vivere l’adrenalina di salire in sella.

La mototerapia se l’è inventata lui, Vanni, 35 anni, che racconta la sua storia nel libro “Il grande salto. Ovvero come ho capito che l’amore per gli altri rende felici” (Ponte alle Grazie edizioni). Come tutti i grandi campioni, Vanni si innamora delle moto fin da bambino, ma la sua vita di bambino non è un’esistenza come tutte le altre: a dodici anni gli diagnosticano un rara patologia che fa scoprire a Vanni di avere le posizioni degli organi invertite (ad esempio, il cuore a destra, il fegato al posto della milza e il sangue che circola al contrario). Una patologia che, ovviamente, porta i medici a consigliare a Vanni una vita tranquilla, tenendo conto della fragilità della sua struttura fisica; ma lui non era destinato alla tranquillità, alla panchina. E fa come il suo sangue: va al contrario e funziona comunque.

Anzi, è proprio quando arriva la prima moto che Vanni trova la sua pace, lontano dai boschi dove viveva spericolatamente, dalla scuola che non amava particolarmente, dalla solitudine del non avere amici. La moto lo salva, nonostante quando era più piccolo i suoi genitori e i medici pensavano sarebbe stata il suo pericolo. Paradossi esistenziali.

Ma l’idea di Vanni di dedicarsi agli altri è ancora in fase embrionale; c’è spazio, al momento, solo per imparare a godersi il suo rapporto con la moto. 

Fino al 2009. Quando Vanni, a Mosca, incontra quello che lui nelle interviste definisce “mezzo uomo”: un tassista che guidava senza gambe, in un’auto sporca e maleodorante, che aveva scelto di fare l’autista invece dell’elemosina. Quell’incontro per Vanni si rivela destino, perché in quel momento capisce di dover fare qualcosa per gli altri.

Ed è così che decide di farlo proprio attraverso quello che a lui rischiava di essere negato, vista la sua patologia, e che invece gli ha salvato la vita. La moto.

Nasce così la mototerapia. Semplicemente perché “doveva” nascere o in Vanni non ci sarebbe mai stata la totale pace. Più di cinquanta date all’anno, totalmente gratuito, in cui fa salire bambini e ragazzi disabili sulla moto.

Fa sorridere pensare che a causa della sua patologia, Vanni non ha solo il cuore spostato a destra. Ce l’ha anche più grande del normale. Fa sorridere perché “avere il cuore grande”, per lui, non è solo un modo di dire. Ne è la perfetta incarnazione.

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