Vuoi un bambolotto? Sei un bambino sbagliato

Vuoi un bambolotto? Sei un bambino sbagliato

5 Settembre 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Se nella scorsa puntata di questa rubrica abbiamo fatto un viaggio virtuale nelle sezioni femminili dei vari portali d’informazione, oggi partiamo per un altro tour 2.0 e insieme andiamo ad analizzare i reparti dei giocattoli, siano essi reali (quindi quelli che troviamo nei supermercati e nei negozi specializzati) o virtuali (Market Place come Amazon o eBay).

Mi piacerebbe poter scrivere che sarebbe ora di un cambiamento radicale a tal proposito dato che sono cambiate determinate concezioni sociali e collettive, ma la razionalità mi porta a pensare che evidentemente non è così se si vede ancora necessario collocare i modellini di auto (di cui io stessa ero collezionatrice, da bambina) nel reparto maschietti e la versione mini del Mocio Vileda nel reparto femminucce.

Attenzione: come preciso sempre, questa rubrica non vuole prendere a prescindere le difese delle donne, bensì collocare sullo stesso piano entrambi i generi (da qui il nome Uomen). Non vogliamo, quindi, denigrare a priori l’esistenza di un mini robot da cucina o di un set per bambini motociclisti.

La riflessione è un’altra.

“Qui non c’è. Dobbiamo andare a vedere tra i giochi per bambini”: questo è quello che ho sentito dire tra le corsie di un supermercato da una mamma alla sua bimba, che probabilmente cercava un giocattolo che secondo la società non è adatto a lei.

Cerco di immaginare ciò che può provare una bambina sentendo un’affermazione tale, che poi è un po’ quello che prova una donna quando va a comprare i rasoi Wilkinson per depilarsi o un uomo quando sceglie l’asse da stiro da Ikea.

Ricordo di essere andata, quando ero bambina, ad acquistare una confezione che conteneva il modellino di Hulk con tanto di altri piccoli oggetti: avvicinandomi alla cassa dissi a mia nonna di rispondere che si trattava di un regalo per il mio amico Piero, nel caso la cassiera avesse chiesto.

È chiaro che la cassiera non avrebbe mai fatto commenti, ma ero solo una bambina e in ogni caso ero già spaventata dall’idea che qualcuno potesse giudicare le mie scelte. E il mio timore era preciso: non avevo paura che qualcuno potesse pensare che avevo scelto un giocattolo “brutto” (parere soggettivo) ma un giocattolo “da maschio” (giudizio sociale).

I giocattoli, secondo definizione etimologica, sono oggetti che servono al divertimento e il divertimento non ha genere; è chiaro che i giocattoli hanno anche la sacrosanta utilità educativa, ma è proprio su quest’ultima che va fatta una grande riflessione. Vogliamo ancora educare le bambine a credere che se da adulta vorrà guidare un Maserati sarà un “maschiaccio” e un bambino a credere che se da adulto ci terrà alla pulizia di casa sarà una “femminuccia”?

La stessa concezione vive, a quanto pare, nei market place: basta digitare nella barra di ricerca “giocattoli bambina” e verranno fuori mini set per make up, micro cucine e fabbriche di gioielli; ovviamente se si cerca “giocattoli bambino” spuntano set per poliziotto, automobiline e armi (parliamone, tra l’altro).

NB.: tutto questo non avviene se analizziamo i giocattoli per neonati, che sono assolutamente senza genere. 

Siamo davvero ancora costretti a dire a un bambino che vuole acquistare un passeggino per bambolotti e a una bambina che vuole la collezione degli Avengers che sono nel reparto sbagliato? Perché è la parola “sbagliato” a creare nella mente umana una grave considerazione di sé. Ergo, sei sbagliato tu come essere umano a volere qualcosa di non adatto a te.

E se ancora non siete convinti dell’importanza del giusto modo di approcciarsi ai giocattoli, riflettiamo su un dettaglio: ci ricordiamo ancora a memoria le canzoni dei cartoni animati sebbene dimentichiamo cosa abbiamo mangiato ieri sera.

Questo avviene perché ciò che impariamo da piccoli ci rimane dentro per sempre. E ci condiziona.

Presto fatto.