Zona Red Carpet: Venezia 76 dal punto di vista degli spettatori

di Elisa Torsiello –

C’è chi è arrivato alle 5, chi alle 6, chi addirittura non ha mai dormito riparandosi dall’umidità veneziana all’interno di una tenda color rossa. Sono i guerrieri del red carpet, ragazzi e ragazze disposti a tutto pur di ottenere un autografo o una foto con il proprio beniamino. Nello zaino lo stretto indispensabile: acqua, cibo, qualche spicciolo per acquistare una granita, un cappello o un ventaglio e poi dvd, foto, perfino meravigliosi ritratti tenuti con cura nell’attesa di vederli impreziositi dall’autografo del proprio idolo.

L’età media è venti anni. Molti sono appassionati, altri studenti, altri sono addirittura zii, madri o padri che per rivivere l’ebrezza degli anni passati quando passavano ore sotto il sole nell’attesa del concerto della vita, accettano di buon grado di assecondare la pazzia dei propri figli e accompagnarli davanti al red carpet di Venezia.

L’attesa è lunga, infinita. C’è chi la inganna ascoltando musica, chi guardandosi senza sosta la nuova serie Amazon o Netflix, chi addirittura studia. “Gli esami sono vicini, il tempo poco e ogni momento è buono per recuperare mesi passati al passato lontani dai libri” affermano con un po’ di vergogna. 

La banda dei giovani “red-carpettiani” la riconosci subito. Sono animali sociali che si muovono in branchi sospinti dal tipico entusiasmo giovanile e la speranza di fermare la propria felicità in un nano secondo sotto forma di fotografia. Sono disposti ad attendere anche 20 ore pur di incontrare quell’attore, regista o dato personaggio che fino a pochi minuti prima impazzava sugli schermi dei loro cellulari.

Macchina fotografica in una mano, pennarello nell’altra, i giovani del red carpet corrono. Maratoneti instancabili fanno la spola tra red carpet, hotel Excelsior (punto di ritrovo delle star presenti in Laguna) e transenne sparse per il Lido di Venezia. C’è un senso di comunità alla base di questo gruppo. Bastano poche chiacchiere per sapere chi è interessato a cosa o a chi, e allora ecco che si chiamano, si scambiano informazioni in base ai gusti e preferenze altrui. Meccanismo perfettamente oliato, a ogni esigenza – anche fisica – si danno il cambio, mandano via eventuali usurpatori di posti conquistati a fatica a suon di ore di attesa e urlano, urlano fortissimo non appena il sole inizia a calare e le luci del red carpet si accendono. 

Per i ragazzi del red carpet il sogno del cinema ha la forma di un flash. Un momento cronologicamente effimero, ma eterno nella sua durata. Le mani si muovono voracemente per attirare l’attenzione del protagonista di turno, mentre le dita emozionate sono pronte a schiacciare il pulsante della macchina fotografica per il tanto e atteso selfie. 

Non sempre l’impresa intentata riesce a compiersi. Capita infatti che la foto risulti mossa, o l’attore salti la loro postazione, o nemmeno scende le scale limitandosi a un semplice saluto. Ed è a quel punto che sul volto di questi ragazzi del red-carpet compare la maschera della delusione. 

“Ma cosa vi porta a passare così tanto tempo sotto il sole, senza nemmeno la certezza di una foto o un autografo?” verrebbe da chiedersi. “La passione e l’amore per il cinema” ti rispondono con un sorriso ampio, pieno di entusiasmo. “Anche andare in sala è un segno di amore per il cinema e la Mostra è un concentrato di film proiettati a tutte le ore. Non vi sentite in colpa nel sacrificare ore seduti di fonte allo schermo a quelle sedute su una strada o davanti a transenne barcollanti?”. Ed ecco che ritorna il senso di unione, di studio e programmazione odierna di ogni minimo spostamento. Molti di loro trovano anche il tempo di vedere quale film (soprattutto i più attesi) complici i loro amici di avventure che tengono loro il posto in cambio di una granita o una bibita fresca da acquistare sulla via del ritorno verso il red carpet.

La Mostra del cinema di Venezia è una giungla. Per alcuni più di altri. Per questi ragazzi un deserto con poca acqua, ore infinite, attesa ed emozioni, ma soprattutto tanti, tantissime flash che li fanno sentire per una volta un po’ star anche loro.

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