Bimbo picchiato perchè di colore: una follia tutta italiana

di Valaria Arciuolo –

Ci sono episodi, fatti che mai vorresti leggere sui giornali. Che mai vorresti facessero parte del tuo paese. Ma così non è. In questa storia i protagonisti sono due bambini molto piccoli e due genitori. 

Dei bambini, il più grande ha tre anni, è figlio di immigrati, la piccola ha pochi mesi ed è dentro una carrozzina, spinta dai genitori. Il luogo, non è immaginario, ma è Cosenza, nella civilissima Italia.

Il bambino era andato dal medico insieme alla mamma ed ai fratellini di 8 e 10 anni. Lo studio si trova nel centro del paese. L’attesa dal Dottore però si è protratta, e la donna ha deciso di concedere un gelato ai figli. Ha dato loro i soldi ed i tre bambini sono usciti insieme per recarsi in gelateria. Su corso principale l’incontro. Dall’alto dei suoi tre anni e della sua innocenza, vedendo una neonata in carrozzina si è avvicinato, forse, per salutarla. 

Ma questa vicinanza non è andata giù al padre ed alla madre, di nazionalità italiana. Troppo scura, probabilmente, la pelle dell’altro rispetto alla propria per consentirne anche solo il contatto. E così, dall’alto della maturità delle persone adulte, per allontanare “un intruso”, la coppia ha aggredito il piccolo e l’uomo ha pensato bene di colpirlo con un calcio all’addome, infischiandosene dell’età del bambino.

Scappati, tra gli insulti di quelli che hanno assistito alla scena, e secondo qualcuno, dopo aver ricevuto anche un sonoro ceffone per il gesto. La polizia in brevissimo tempo, ha individuato e denunciato per lesioni personali aggravate la coppia responsabile del gesto, di 22 e 24 anni.

Il fatto è avvenuto la scorsa settimana, è stato ricostruito da una passante che ha assistito alla scena e ha provveduto da subito a chiamare il 118 e la polizia. La giovane ha parlato di “un scena raccapricciante: ho visto il bambino fare un salto di due metri e accasciarsi a terra. Non potevo credere a quello che stava succedendo. Il mio primo pensiero è stato quello di soccorrerlo. Non posso credere che un uomo sferri un calcio ad un bimbo di tre anni solo perché di colore diverso dal suo. Siamo arrivati alla follia.” La ragazza con un post su Facebook ha chiesto ai presenti che hanno assisti alla scena di denunciare il fatto alla polizia. E alla mamma dei tre bambini chiede che la contatti “per sapere come sta il piccolo, poterlo riabbracciare e aiutarli, qualora avessero bisogno, anche durante il processo, se si dovesse arrivare a identificare l’uomo.”

Il bambino è stato soccorso, e portato in ospedale per le cure del caso. Fortunatamente non ha riportato ferite gravi – è stato giudicato guaribile in cinque giorni – fisiche, ma quelle morali, anche se ancora piccolo, probabilmente se le trascinerà per molto tempo.

Il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, ha parlato di un episodio “raccapricciante” che provoca “indignazione e sconcerto”, sottolineando come Cosenza sia “Storicamente città di inclusione e accoglienza. Qualsiasi sia il motivo, se di natura razzista o di cieca follia, certamente si tratta di un gesto gravissimo che non può trovare alcuna giustificazione, ne deve essere sottaciuto”.

Nel corso delle ore escono altri dettagli sulla storia.  Sembrerebbe che chi ha commesso un gesto così barbaro è un fratello di un pentito di camorra che si trovava in un luogo protetto del cosentino. Ma questi sono piccoli dettagli. Il fatto che personalmente ha sconvolto, da madre soprattutto, è la brutalità di questo gesto da parte di ragazzi, oltretutto, molto giovani.  La domanda è: se avesse avuto la pelle di un altro colore, questo episodio sarebbe successo? 

Bisogna pensare anche alla politica di odio che si è fatta negli ultimi anni nei confronti degli immigrati. E di quanti, ingiustamente e anche in maniera ignorante, si sono fatti trasportare dall’enfasi. Nell’ultimo anno gli episodi di razzismo, i crimini di odio, le azioni di ostilità verso gli stranieri, le aggressioni a sfondo xenofobo sembrano essere aumentate in maniera preoccupante. Esistono diverse agenzie che raccolgono dati di questo tipo, ma non c’è un coordinamento centralizzato di quest’attività.

Altre agenzie governative in possesso di dati utili sono il ministero della giustizia, che registra il numero dei procedimenti giudiziari avviati per questo tipo di crimini, mentre i dati delle discriminazioni li raccoglie anche l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali  (Unar), un ufficio che dipende dalla presidenza del consiglio dei ministri. Nell’ultima relazione dell’Unar, che risale all’inizio dell’anno, emerge che tra tutte le discriminazioni, quelle per motivi etnico-razziali hanno la percentuale più alta, “arrivando a rappresentare l’82 per cento delle segnalazioni” nel 2017. Seguono le discriminazioni per disabilità e per orientamento sessuale.

Come non esiste un invasione, come da anni si parla. Si può discutere a lungo sulla percezione del fenomeno, sul bisogno di politiche di maggiore fermezza o meno. Ma i numeri sono commisurati alle dimensioni del fenomeno in atto. Ci sono due elementi importanti: innanzitutto l’Italia e l’Europa intera sono lontane dalla situazione vissuta nella fase più acuta della crisi tra il 2015 e il 2017. Poi va ricordato che l’Italia non è l’epicentro del fenomeno migratorio.

Il sito dell’UNHCR, l’agenzia ONU che si occupa dei rifugiati, fotografa in tempo reale la situazione dei movimenti migratori in tutto il pianeta: l’area del Mediterraneo dice che dall’inizio del 2019 a luglio 2019, gli sbarchi sono stati 3.071. Nello stesso periodo gli arrivi via mare in Grecia sono stati 18.300 e quelli in Spagna 13.260. Soltanto Malta ha fatto i conti con un numero di migranti inferiore all’Italia (1.048) ma con una popolazione di appena 460.000 abitanti. In totale gli arrivi nell’area sono stati circa 36.000 con una stima di 666 morti.

Giusto per fare un confronto, nell’intero 2018 nei cinque paesi affacciati sul Mediterraneo (Spagna, Italia, Malta, Grecia e Cipro) gli sbarchi furono 141.472, in calo drastico rispetto agli anni precedenti. La punta massima nel 2015, con oltre un milione di arrivi.

Ma il vero nodo italiano è l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Anche su questo punto bisogna agganciarsi ai numeri reali. Attualmente la rete dell’accoglienza nazionale ospita circa 150 mila stranieri; anche in questo caso più bassi ad esempio a quelli della Turchia dove sono fermi nei campi di accoglienza circa 3 milioni e mezzo di profughi. Secondo i dati elaborati dall’Ispi (Istituto studi politica internazionale), da anni al lavoro sul fenomeno migratorio, l’Italia accoglie 3 migranti ogni 1.000 abitanti contro i 24 della Svezia, i 12 della Germania, i 17 di Malta, i 13 dell’Austria, i 5 della Francia.

Per concludere, e per comprendere il fenomeno migratorio, occorre uno sguardo al passato e vederne l’evoluzione. Il Viminale confronta gli sbarchi avvenuti in questi mesi del 2019 con lo stesso arco di tempo nel 2017 e 2018, e il dato più eclatante è la diminuzione degli sbarchi che l’Italia ha visto in tre anni. Si è passati da 85.137 persone arrivate via mare sulle coste italiane nel 2017, anno di svolta della crisi nel nord Africa, dopo il quale scattarono gli accordi tra Italia e Libia; a 16.750 nel 2018, fino alle 3.071 di quest’anno. I numeri di persone a cui si è fatto guerra nel periodo in cui Matteo Salvini era Ministro dell’Interno sono irrisori, confronto a quando sulle coste italiane sbarcavano migliaia di persone. 

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