Il bodyshaming: questione di ignoranza, non di genere

Il bodyshaming: questione di ignoranza, non di genere

12 Settembre 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

“La vera eleganza? Rispettare il proprio stato d’animo”.

Ha messo a tacere tutti la risposta con cui la ministra Teresa Bellanova ha risposto ai ridicoli commenti sessisti di chi, sul Web, ha criticato il suo aspetto fisico e l’outfit con cui si è presentata alla cerimonia di giuramento dei ministri.

Non è la prima volta che su questa rubrica affrontiamo il tema Donne e Abbigliamento, un binomio che fa spesso discutere sia che si tratti di showgirl sia che si parli, come in questo caso, di politiche. L’ultima volta, infatti, abbiamo toccato l’argomento quando dal Festival di Sanremo fuoriuscì la polemica per gli abiti “poco sanremesi” di Virginia Raffaele, che presentò l’evento insieme a Claudio Baglioni, così come fece parlare lo spacco vertiginoso di Belen Rodriguez nell’edizione 2012 della stessa kermesse.

Precisazioni doverose, queste, perché anche nelle riflessioni che si fanno intorno alle considerazioni al vetriolo che puntualmente fuoriescono si rischia di essere superficiali: come si può notare, le critiche sono mosse anche verso le “First Lady” e non è quindi da prendere in considerazione l’ipotesi di una “discriminazione estetica”.

Non solo: un altro ragionamento da fare è quello relativo alla libertà di opinione, diritto di cui gode ogni individuo. La vera domanda è: qual è il limite a questo diritto? Quand’è che dall’opinione si passa al giudizio e, peggio ancora, alla cattiveria gratuita?

Sta tutto, ça va sans dire, nel metodo di comunicazione che leghiamo alla nostra sacrosanta libertà di parola, anche quando sembriamo dimenticarci le buone regole di un linguaggio gentile sia esso espresso tramite la voce o tramite una tastiera.

Ecco, forse è proprio questo che ci insegna questa vicenda: la stessa Bellanova, attraverso le sue risposte, ha dimostrato a tutti che, certo, chiunque ha diritto di parola e opinione e che solo la scelta di una comunicazione onesta e gentile non fa passare dalla parte del torto.

“Mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata. Sincera come una donna”: uno a zero per la ministra, palla al centro.

Si sa, è una tendenza tutta italiana quella di sentirsi allenatori quando è ora dei rigori, soprattutto se non si è assolutamente competenti in materia; prova, in questo caso, è stato l’intervento di Enzo Miccio, paladino del buon gusto ed esperto in materia di Fashion, che attraverso Twitter ha fatto sapere di aver apprezzato molto la scelta di outfit della ministra, che ha ritenuto anche adatto alla sua forma fisica

Sì, credo stia anche qui il limite: nel limitarsi a dare solo la propria educata opinione, ricordandosi di non essere tuttologi (ma la gente se lo ricorda?, mi chiedo).

Infine, un dettaglio: come ricordo sempre, questa rubrica si chiama Uomen perché non vuole dimostrare la superiorità di un genere sull’altro ma mettere sullo stesso piano donne e uomini. Casi di bodyshaming ce ne sono tanti anche nei confronti degli uomini; i risvolti negativi, sociali e psicologici, sono gli stessi: unica differenza è che gli uomini tendono a sottovalutare il problema, forse perché la stessa collettività dà meno importanza al bodyshaming in blu rispetto a quello in rosa. Quanti di voi sanno che esiste addirittura il “Dick Shaming”? Si tratta della ridicolizzazione di un uomo in base alla grandezza del suo pene.

Il bodyshaming non è un problema di genere. Anzi, più lo leghiamo esclusivamente alla sfera femminile e più continuiamo a sottolineare che l’estetica è una branca destinata solo alle donne. 

Il bodyshaming è una piaga sociale, derivata da ignoranza, superficialità, mancanza di contenuti di cui discutere, insensibilità e incapacità comunicative. Ricordategliele tutte, queste virtù, alle persone che fanno bodyshaming: ne è libertà di parola.