La scuola italiana cade a pezzi? E noi tassiamo gli aerei

La scuola italiana cade a pezzi? E noi tassiamo gli aerei

12 Settembre 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

La proposta arriva dal ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti: tassare i voli aerei e le merendine per reperire quei tre miliardi di euro da destinare tra scuola e Università, settore che, come ben sappiamo, ha da tempo grandi problematiche legate a infrastrutture, corpo docenti e opportunità per gli studenti, derivate per lo più dalla mancanza di fondi economici dedicati. Di questi tre miliardi, il ministro dice che bisognerebbe destinarne due alla scuola e uno alla ricerca, per rilanciare il settore aumentando gli stipendi degli insegnanti, assumendo i precari e innovando la didattica. 

C’è una motivazione alla scelta di tassare proprio voli aerei e merendine: i primi perché inquinano, le seconde perché non sono salutari; Fioramonti vuole “inserire delle tassazioni che inducano consumi più responsabili e al tempo stesso racimolare risorse che possano essere investire su ricerca e formazione, con un doppio effetto positivo”. 

Le reazioni sono state molteplici, ma la maggior parte è stata contraria: gli italiani si sono concentrati, soprattutto sui Social, sulla tassazione in sé, ritenendo ingiusta in particolar modo quella relativa ai voli aerei. “Non si viaggia solo per andare in vacanza – si è letto su Facebook e Twitter – ma anche per curarsi o per tornare dalla famiglia nelle feste, quando si lavora lontano da casa”. 

La risposta del ministro? “Non voglio togliere soldi a nessuno. Vorrei delle tasse di scopo: per esempio sulle bibite gasate e sulle merendine o tasse sui voli aerei che inquinano. L’idea è: faccio un’attività che inquina (volare), ho un sistema di alimentazione sbagliato? Metto una piccola tassa e con questa finanzio attività utili, la scuola e stili di vita sani”. Non è una novità, tra l’altro, che il M5s propone una tassazione sul cosiddetto cibo spazzatura: già un anno e mezzo fa si chiedeva l’introduzione di una tassa sulle bevande zuccherate (tassa che oltre 50 paesi d’Europa hanno già applicato).

Una riflessione condivisa da molti è quella fatta dall’economista Sandro Brusco, che ha spiegato che tassare “i prodotti che generano negatività” (vedasi inquinamento tanto quanto cattiva salute) dovrebbe essere fatto per fare in modo che questi abbiano una vendita minore, non per generare incasso.

Con questo viene da pensare che è probabile, infatti, che se le merendine venissero tassate affinché se ne riduca il consumo da parte di bambini e ragazzi sarebbe una scelta che tanti italiani apprezzerebbero, ma accanto a ciò sarebbe opportuno ridurre Iva e tasse relative al “cibo sano” quali frutta, verdura, pasta e riso integrali o sui prodotti biologici che sappiamo costare addirittura di più di quelli classici.

Quindi, sebbene proposta e ragioni potrebbero anche essere, se ben analizzate, valide e condivisibili (chi non vuole un mondo e una vita più sani? Chi non vuole una scuola più sicura e più capace di formare i nostri ragazzi?), forse il problema sta tutto nel solito calderone e anche la domanda, quindi, risulta sempre la stessa: se stiamo parlando di servizi pubblici (la scuola), perché a finanziarli deve essere il cittadino? È davvero pretenziosa la richiesta che sia lo stesso Stato a occuparsi dei servizi a lui destinati? Ma soprattutto: anche se io fossi d’accordo con il finanziare la scuola, perché magari è un tema che mi sta a cuore, come faccio a essere sicura che i soldi che pago arrivino davvero agli insegnanti e ai muratori che permetteranno che a mio figlio non cada una tegola in testa durante l’ora di matematica e che non arrivino, invece, a chi sta in Parlamento?

La proposta è una, la ragione è una, ma i dubbi sono tanti. Troppi. Giudizio rimandato.